

VITERBO – Presto saremo tutti affascinati dalle creazioni di Cristian Ciucciarelli, il progettista responsabile di San Pellegrino in Fiore 2026. La normale passeggiata nel quartiere più amato dai viterbesi diverrà un’esplosione di emozioni e continue sorprese, dietro ogni angolo. Un evento maestoso capace di attirare attenzioni da lontanissimo. Turisti verranno a decine di migliaia, increduli di
tanta bellezza. Per giorni immagini affascinanti appariranno sui social.
Ovviamente tra di noi qualcuno si lamenterà di qualcosa e altri faranno mille paragoni. È normalissimo: un momento così importante per la città deve suscitare emozioni forti. San Pellegrino in Fiore, grazie a Malè e Fontana, è ormai entrato nel nostro immaginario collettivo come l’esaltazione del quartiere medievale e della città. Nel 2023 il comune è diventato proprietario del marchio e ha deciso per la gara riservata a
professionisti: ingegneri architetti e agronomi, mi sembra. Questo è il terzo progetto figlio dello strano bando. Personalmente penso vadano affilati alcuni aspetti. Speriamo prestissimo di tornare alle passeggiate tra i fiori e un pò meno alle costruzioni.
Di sicuro quello di quest’anno avrà l’effetto turistico desiderato. Nessun problema. Due nuovi fatti: il Comune, tra alti e bassi spende intorno a 200mila euro. Abbiamo anche tutti capito che la promozione è tanto importante quanto l’evento stesso. Benissimo. Regoletta: un terzo abbondante delle risorse per i fiori, un terzo per la promozione e il restante terzo (non abbondante) per sicurezza, eventi di contorno e varie ed eventuali. Mi sembra ovvio che il responsabile del comune che se ne occuperà debba mettere intorno a un tavolo tutti i vivai nel raggio di 50 chilometri. Il progetto lo fa una persona ma i vivai, con un budget fisso, realizzano l’idea facendo del loro meglio in una piazza. Un pò di competizione non guasta. L’aspetto più affascinante è come scegliere progetto-progettista.
Il progettista deve essere … questa è difficile, ma non limiterei ad alcune categorie. Di sicuro deve possedere curriculum da cui si evinca la chiara capacità di saper realizzare un evento così grande e importante. Non deve essere necessariamente un creativo, ma deve saper gestire molte variabili e se possibile, allungare la vita di San Pellegrino in Fiore a più di qualche giorno. Così tanti soldi debbono avere un ritorno maggiore. Un commercialista con esperienza potrebbe mettere insieme energie diverse e realizzare una grandissima versione della festa dei fiori. Ovviamente anche un architetto, ma di certo anche chi si dedica a eventi e lo fa per mestiere. Perché no un laureato in filosofia o
storia dell’arte. Perché porre limiti alla provvidenza?
Questa amministrazione, in carica fino a giugno 2027, gestirà il prossimo San Pellegrino in Fiore. Adesso è il momento di iniziare a pensarci.
Secondo me in questo caso deve migliorare quello che è perfezionabile. Il bando che ha guidato le uscite del 2024, 2025 e 2026 va rivisto. Meno ferro, tavole e costruzioni. Più fiori, sorprese ed esaltazione del bello già esistente. Ad esempio finestre balconi e portoni non sono
parte del progetto. Le fontane, quelle con l’acqua, dovrebbero prevedere postazione per qualche settimana, forse mesi. Vivendo lontano ho visto solo immagini di San Pellegrino in fiore per anni. Ne ero affascinato e le mostravo a chiunque. Stessa cosa per la Macchina di Santa Rosa. Credo che la spettacolarità del contrasto tra il peperino e i colori di primavera sia il segreto del successo. Dobbiamo puntare su quello.



















