È il giorno del Corteo Storico: i costumi che raccontano 600 anni di storia sfilano in centro
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SANTA ROSA - Il Corteo attraversa sei secoli di storia, con costumi che vanno dal 1200 al 1800.

SANTA ROSA – In città si inizia a respirare l’aria della grande festa. Oggi è il giorno del Corteo Storico che, come ogni 2 settembre, accompagnerà lungo le vie della città il venerato cuore di Santa Rosa per ricevere l’omaggio di tutti i viterbesi. 

La tradizione trova le sue origini storiche nella volontà di Papa Alessandro IV il 4 settembre 1258 quando, il corpo incorrotto di Santa Rosa, sepolta da sette anni nella nuda terra venne traslato processionalmente dalla chiesa di Santa Maria in Poggio detta Crocetta fino all’attuale Santuario.

Fin dalla creazione dei primi costumi, l’intento è stato quello di proporre, quanto più fedelmente possibile, l’abbigliamento in uso dal 1251 (anno della morte di S. Rosa) ad oggi che, insieme alla serietà ed alla compostezza dei personaggi danno uno spaccato molto fedele della vita viterbese nei secoli che ci hanno preceduto.

Il Corteo attraversa sei secoli di storia, con costumi che vanno dal 1200 al 1800.

Il corteo, conta oltre 300 figuranti tra rosine, boccioli di Santa Rosa, valletti, podestà, milizie, terziari francescani, nobili, assessori, parlamentari e carabinieri reali, sindaci, sottoprefetti e, ancora, notai, dignitari e corazzieri, cavalieri di Malta, delegati pontifici e maestri d’armi. Tutti rigorosamente vestiti con gli abiti dell’epoca.

Percorso di andata
ore 17,30 dal santuario di santa Rosa
via Santa Rosa, piazza Verdi, corso Italia, piazza delle Erbe, via Saffi, piazza Fontana Grande, via delle Fabbriche, via San Pietro, via San Pellegrino, piazza San Carluccio, via Cardinal La Fontaine, piazza della Morte, via San Lorenzo, duomo.

Percorso di ritorno
ore 18 dalla Cattedrale
piazza San Lorenzo, via San Lorenzo, Via Cardinal La Fontaine, via Annio, via Cavour, piazza del Plebiscito, via Ascenzi, piazza dei Caduti, via Marconi, via Verdi, via Santa Rosa.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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