

EDITORIALE – Venerdì notte, in quel di viale Trento — dove i vannacciani vorrebbero raccontare che bisogna avere paura a mettere piede dopo mezzogiorno — alle ore 21 è “sbarcato” nella città dei papi un uomo con l’ardire di girare di notte con una maglietta rossa e la stampa davanti di Ernesto Guevara, per gli amici il Che. È andato in Biblioteca con la nettezza degli uomini sgamati, quelli che sanno che i cambiamenti partono tutti dal pensiero e dal pensare. Lì c’era un altro, che non vogliamo definire di “sinistra” ma che non ci pare proprio un discepolotto di Salvini. Tale Paolo Pelliccia, commissario (non politico ma straordinario) del Consorzio Biblioteche.
Quest’altro, cazzo, aveva anche lui una t-shirt con sopra una roba ancora più rivoluzionaria del Che. C’era scritto sopra Magnifica Humanitas – Leone XIV (che sballo, sto rosicando perché ne voglio avere una). Due “pazzi” veri, alle 21 di venerdì sera, dentro la Biblioteca di Viterbo a parlare di come l’intelligenza cambia il mondo. Che maledetti bolscevichi, che splendida minoranza (istruzioni per la lettura: il termine bolscevico significa maggioranza. Ora però, per ragioni storiche, in realtà il bolscevichi furono fino alla rivoluzione del 1917 minoranza, pur mantenendo il nome ). In una città sprofondata nel caldo, alla Biblioteca il vento girava che sembrava di stare in una di quelle foreste della Germania. Wow, che sballo.
Passa la notte, quei due fichi della Madonna con la maglietta del Che e di Papa Leone escono di scena. Arriva la mattina e i viterbesi si svegliano con un qualche centinaio di persone (500 per gli organizzatori e 200 per la questura, come si suole dire). È la sinistra viterbese indignata perché sul Buratti (un altro fico della Madonna) è tornata a galla la scritta ‘Casa del Balilla’. La vogliono cancellare, vogliono la testa della Soprintendente, fanno un processo sommario alle istituzioni e pretendono, in un autoincoronato tribunale del popolo, di emettere il verdetto finale. Giacobinismo agé.
Alcuni di loro sicuramente sono lì in buona fede, altri giocano una parte in commedia. In maniera anche abbastanza spericolata, fatecelo dire e sopportate anche la nostra libertà senza pensare di toglierci la vita per questo (esattamente come facevano gli amici del Crapone). Una sinistra che, secondo noi, pensa poco e più che altro agisce come i cani di Pavlov al suono della campanella dell’ideologia. Una sinistra che forse non a caso a Viterbo è sempre stata minoranza, che non è mai (o quasi) riuscita a governare le sorti della città.
Brava tanto (forse, perché per 200 persone in piazza 58.800 circa di residenti sarebbero in realtà rimaste bellamente a fare altre cose) a fare manifestazioni di piazza, ma meno capace di trovare le chiavi di ingresso a Palazzo dei Priori. E questo, lo diciamo chiaramente, è un peccato, perché anche Viterbo avrebbe meritato una sinistra più capace di vincere le elezioni e di governare la città. Ci sarebbe piaciuto e avrebbe garantito, grazie all’alternanza, una città più libera e meno ingessata.
Nell’arco di una notte, comunque, abbiamo assistito a due piazze del pensiero progressista. Quello di Cucinella e dell’intelligenza, che cambia il mondo davvero (un pezzetto alla volta, per carità) e quella di via Carletti, che poi alla fine lascia il tempo che trova. Sì, magari riesce anche a staccare la testa della Soprintendente ed esibirla come un trofeo di “peso” e di forza, ma alla fine poi perde per l’ennesima volta le votazioni e guarda governare e decidere gli altri, limitandosi a scendere (in pochi) nella piazza di comodo. Quelli che venerdì sera stavano a viale Trento sabato mattina non erano a via Carletti. Ah, una cosa: sarebbe interessante contare se fossero presenti più persone venerdì sera o sabato mattina. Interessante.
Evviva Mariano Buratti, evviva la Biblioteca, evviva il pensiero e la libertà. Tutto il resto è noia, ecco (forse) perché non ci va nessuno.

















