Dorme sulla panchina dei portici del Comune mentre le persone sono in fila per un biglietto del Trasporto
rifugiato
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E mentre l'attesa in qualche modo festosa trovava scena lui era lì senza un tetto, senza una coperta (e stanotte, per quanto siamo in estate, ha fatto sicuramente fresco), con maglietta pantaloni leggeri e un asciugamano. A fare da cuscino una busta con dentro un cappello. 

VITERBO – Mentre i viterbesi si sono messi pazientemente in fila nel cuore della notte per soddisfare il bisogno (legittimo, ci mancherebbe) di portare a casa dei biglietti per assistere al Trasporto 2025, sotto ai portici di Palazzo dei Priori, nell’indifferenza generale, si trovava a dormire, su una panchina, un ragazzo di colore.

Coperto da un asciugamano ha trascorso la nottata tra le chiacchiere di chi si lamentava dell’assurdità del sistema di vendita di questi benedetti biglietti che ti fanno alzare, se li vuoi, all’una di notte o anche prima. E mentre l’attesa, in qualche modo festosa, trovava scena lui era lì senza un tetto, senza una coperta (e stanotte, per quanto siamo in estate, ha fatto fresco), con maglietta pantaloni leggeri e un asciugamano. A fare da cuscino una busta con dentro un cappello.

Si è svegliato più volte, interrotto nel suo sonno da qualche soffio di aria più fredda o da qualche risata di troppo. Non ha mai detto una parola, si è sempre rimesso a dormire tranquillamente. Poi quando le persone sulla piazza sono iniziate a essere troppe si è alzato e si è dileguato, portando via le sue poche cose.

Così la bella Viterbo, che spende centinaia di euro a famiglia (legittimamente ribadiamo) per vedere il Trasporto assiste indifferente alla povertà di un ragazzo. Una città capace di alzare campanili di 28 metri (e questo è giusto, lo diciamo per primi) ma che assiste impotente a chi dorme per strada.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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