Dio ci scampi e liberi dall'antipolitica, il nostro augurio per il 2017
politica
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Politica, ci auguriamo che il nuovo anno che sta arrivando ci regali il suo ritorno. Nella versione più pura e funzionale, importante per garantire prospettive di vita dignitosa alle persone che vivono in questo territorio.

Politica, ci auguriamo che il nuovo anno che sta arrivando ci regali il suo ritorno. Nella versione più pura e funzionale, importante per garantire prospettive di vita dignitosa alle persone che vivono in questo territorio.

La grande questione di questi anni è la disaffezione per la politica da parte di un numero sempre maggiore di cittadini. E se la politica è schifata e abbandonata lo dobbiamo al trionfo imperante dell’antipolitica. L’antipolitica della politica della mediocrità di uomini di partito troppo interessati al particolare guicciardiniano, al perpetuare di se stessi, al mantenimento della poltrona. Per sé e per i propri simili. Con attento e misurato “killeraggio” nella culla del diverso, dei portatori di prospettive altre.

L’antipolitica dei primari con le tessere di partito in tasca, candidati a ogni giro perché portatori di voti. L’antipolitica delle clientele, del voto dato per sostenere il “santo in Paradiso” di turno. Quel modo di fare la politica che ha trasformato i circoli di partito in gusci vuoti o in gabbie d’acciaio. Tutto senza anima, senza discussione. Nella migliore delle ipotesi con qualche capobastone di turno pronto ad animarli a ogni giro di congresso o peggio ancora a ogni evento spot. L’antipolitica dei partiti del capo-padrone. Quella dei coordinatori unti dall’alto per evitare il confronto di base.

Quella che conosce la gente solo in campagna elettorale e poi si volatilizza. Lontana dai problemi reali, pronta a voli pindarici spesso inutili o peggio utili soltanto a pochi. A volte a danno dei restanti. C’è tanta antipolitica in questa terra di Tuscia. Si concretizza nell’assenza di azioni di sviluppo capaci di dare lavoro. Perché per alcuni se il lavoro non ce l’hai e sei costretto ogni giorno a sperarlo diventa più facile venderti qualche promessa rancida al momento in cui sei chiamato al seggio. L’antipolitica delle “prime donne”, del “sempre le stesse facce”, del “largo ai giovani”. Ma solo se subordinati e ubbidienti. Meglio ancora se “rintontoliti”, poco ambiziosi e “smortini”.

Auguriamo che la fine di questo 2016 porti via tutto questo, che porti via la tanta antipolitica che negli anni si è incancrenita nei palazzi del potere locale. Minandone la credibilità, spegnendo la speranza che i cittadini giustamente vorrebbero riporre. Venga un nuovo anno pieno di politica. Con tanti cittadini pronti a mettersi in gioco, a riempire le sedi dei partiti, a fondare liste civiche. A portare un’anima viva e vera in questa provincia che tanto potrebbe e a cui poco o nulla è stato concesso di fare. Immobilizzata dallo sguardo di un cobra, quello dell’antipolitica e dei cattivi politici, che altro non possono pensare che a “pappare” avversari e prospettive.

Non tutto di quello che c’è o c’è stato è naturalmente da buttare. Ciò che è buono sarà facilmente riconoscibile perché diverso e va salvato. Tutto il resto lo si getti in mare, senza timore. E’ ora di cambiare le travi a questa nave, prima che il marciume la condanni all’affondare.

Auguri di buon 2017 e buon passaggio.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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