Dimensionamento del Carmine, la città si arrocca per contrastare la scelta della Regione sospesa dal Tar
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VITERBO - Politicamente essere seduti vicino a sindacati e rappresentanti della scuola e delle famiglie in assenza della controparte somiglia molto a una di quelle partite che si vincono a tavolino.

VITERBO – Dimensionamento della scuola del Carmine e di Grotte di Castro, la città di Viterbo si arrocca per contrastare la decisione della Regione Lazio, impugnata al Tar da Palazzo dei Priori e sospesa in attesa del pronunciamento da parte dello stesso Tribunale Amministrativo Regionale. 

Una vicenda diventata subito incandescente perché oltre alle questioni reali c’è di mezzo la politica, fatto che rende tutto ancora più amplificato. Per farla breve lo schema politico in atto sulla questione risulta essere così articolato: da una parte le forze che governano la Regione (quindi Fratelli d’Italia ma anche la Lega, con l’aggiunta di Luisa Ciambella) e dall’altra le forze che governano Viterbo e Palazzo Gentili (“frontiniani”, Forza Italia e Pd). Questo volendo tagliare un po’ con l’accetta il tutto. 

I “regionali”, su cui ricade la decisione del dimensionamento scolastico, hanno due cavalli di battaglia: il primo galoppa la strada che dà la colpa di quanto accaduto sarebbe da imputare massimamente alla Provincia che avrebbe dovuto dare indicazioni per salvare il Carmine. Il secondo punta a fare capire che “dimensionamento” non vuol dire che la scuola sarà chiusa ma che non avrà più la segreteria e che quindi ai cittadini cambierebbe poco (almeno sul piano dell’erogazione del servizio scuola). 

L’asse Palazzo dei Priori-Palazzo Gentili punta ad addossare tutte le responsabilità a chi siede in Regione e accusa i rappresentanti viterbesi di accettare supinamente le decisioni dei romani abbandonando a se stesso il territorio. 

Sta di fatto che la questione ovviamente non è solo politica, anzi è molto reale. Tanto reale che alla seduta straordinaria di consiglio comunale a Palazzo dei Priori, andata in scena oggi, fossero presenti (oltre ai politici) anche i segretari delle sigle sindacali Cgil Cisl e Uil, la presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Presidi Maria Antonietta Bentivegna, la preside dell’istituto Carmine Anna Grazia Pieragostini e il presidente del consiglio d’istituto Daniele Macri.

Quindi va bene che c’è una battaglia politica ma nella sostanza i diretti interessati al dimensionamento stanno seduti dalla stessa parte dello scacchiere del blocco Comune-Provincia. 

Al consiglio straordinario non hanno partecipato i consiglieri comunali di centrodestra e quelli regionali della stessa area. Quindi la partita è stata giocata solo da una squadra, per scelta degli altri di non andare in campo, che ha “menato” come solo i rugbisti sanno fare. 

A fare da “pilone” ci ha pensato Enrico Panunzi, figura d’esperienza e conoscitore del mondo della scuola (nella vita di tutti i giorni era un preside). Ha parlato di “procedura castrante per il territorio”. “In nome dell’efficienza, efficacia ed economicità vengono ridotti i diritti costituzionali dei cittadini – ha continuato nel suo intervento -. Quale è il risparmio di una scuola nel perdere un addetto alla segreteria? La denatalità si combatte con un’istituzione o una filiera istituzionale? Nelle linee guida della norma regionale non si parlava più di numeri, perché qualcuno si è reso conto del problema, e finalmente avevamo un ancoraggio. Ma come si può vedere non serve a molto. In una città di milioni di abitanti, come Roma, chi si accorge di una dirigenza spostata a 700 metri di distanza? A Grotte di Castro significa un allontanamento di decine di chilometri. Dobbiamo essere uniti per invertire la rotta e registro che anche questa volta non è così. Oggi tocca a queste due scuole e nel futuro a chi toccherà?”.

Gioca da “tallonatore” Alessandro Romoli: ““Abbiamo chiesto proporzionalità: a Roma vengono dimensionati 6 istituti e 2 nella provincia di Viterbo”. Che altro dire?

La sindaca di Viterbo Chiara Frontini corre da mediano d’apertura: “Secondo le linee guida regionali l’istituto Carmine non doveva essere dimensionato. Si tratta di una delibera che non ha senso, che confuta le stesse linee guida che ha proposto la Regione, ci sono una serie di irrazionalità che faremo notare in tutti gli ambiti possibili. Oggi scriviamo una lezione di democrazia. La città deve sapere chi è stato e chi non è stato al suo fianco”.

Politicamente essere seduti vicino a sindacati e rappresentanti della scuola e delle famiglie in assenza della controparte somiglia molto a una di quelle partite che si vincono a tavolino. Forse esserci sarebbe costato un po’ ai consiglieri di centrodestra, li avrebbe esposti a passaggi difficili ma se credono davvero in quello che affermano da settimane se la sarebbero cavata. Non esserci, lasciare il campo, somiglia tanto a una sconfitta. Qualche perplessità sullo “stratega” confessiamo di averla e probabilmente non ce l’abbiamo solo noi. Chi vivrà vedrà. 

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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