Dillo con un fiore, scopriamo insieme la storia e i segreti della corona dell'Avvento
COPERTINA
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VITERBO- L'officina dei Fiori di Federica Salomoni ormai è vestita a festa per Natale, scoprite con noi la storia della corono dell'Avvento e fate un salto in via San Bonaventura a scoprire la magia vera delle feste

Ed anche l’avvento è arrivato

Non me ne sono accorta distratta come sono stata dallo “spacchettare”, verificare e sistemare i nuovi arrivi e solo quando ho ordinato pino nobilis e bacche di ilex rosso in quantità ho realizzato che sì, oggi è la prima domenica di Avvento ed è tempo di preparare la corona dell’avvento

La corona dell’Avvento scandisce le settimane che mancano al Natale: le quattro candele vanno accese ciascuna in una domenica di Avvento

Appartenente alla tradizione nordeuropea da qualche anno riscuote successo anche da noi ma non quanto meriterebbe visto il suo profondo significato religioso

Il mio primo approccio con questa bella usanza nordica è avvenuto, manco a dirlo, da Tulipani Bianchi lo splendido negozio che illuminava di eleganza e buongusto via dei Bergamaschi a Roma

Franz il mio mentore, ex capo ed amico carissimo, svizzero tedesco ma da anni a Roma ne preparava di magnifiche per la clientela più esigente prevalentemente svizzera o tedesca, vedergli disporre quelle meraviglie su rami intrecciati di pino e decorazioni soprattutto naturali è stata una gioia per gli occhi e per il cuore, ecco perché ho cominciato a prepararne quando ho aperto Officina dei Fiori quasi nove anni fa.

Ma torniamo alla storia della corona dell’avvento una struttura tradizionalmente di rami di abete intrecciati in forma tonda, decorata con 4 grandi candele, una per ogni domenica di preparazione al Natale, anche se alcune tradizioni ne vogliono una quinta da mettere al centro della corona il 25 dicembre

Personalmente ne uso sempre e solo 4

La sua origine risale ai Luterani della Germania orientale ed è la naturale continuazione di antichi riti pagani che si celebravano nel mese di yule con luci e falò

Il pastore protestante Johann Wichern nell’800 ne inizia la commercializzazione allo scopo di provvedere, coi proventi, alla cura di ragazzi e giovani bisognosi e senza casa. La versione originale prevedeva ben 24 candele, una per ogni giorno dell’avvento

Le luci della domenica erano più grandi di quelle usate per i giorni feriali ed è probabilmente per questo che la variante che è giunta fino a noi preveda le 4 candele 

Immaginate quanto spazio e che numero di candele e ricambi ci vorrebbero per l’intero mese!

All’inizio la corona si diffonde principalmente nelle città protestanti della Germania del Nord soprattutto nei ritrovi ecclesiali, negli orfanotrofi, nelle scuole finchè si è imposta in quasi tutte le case

Solo negli anni Venti del ‘900 troviamo questa usanza anche nel sud dell’Europa in gran parte cattolico ma è solo dopo la Seconda guerra mondiale che si diffonde

Gli elementi che compongono la corona d’Avvento sono rami verdi, candele e la corona su cui realizzarla: hanno carattere simbolico ed erano già simboli invernali. La corona tondeggiante a simboleggiare l’eternità senza inizio e senza fine le candele rappresentano la luce che è donata a Natale a tutti gli uomini

Nella decorazione non si usano mai fiori freschi per la loro durata “effimera”

Sapete che ognuna delle 4 candele ha un nome ed un significato differente ed in alcune tradizioni hanno colore diverso per questo?

La prima candela è quella “del Profeta”: ricorda il profeta Michea, che aveva predetto che il Messia sarebbe nato a Betlemme e simboleggia la speranza.

La seconda candela è detta “di Betlemme” per ricordare la città in cui è nato Gesù, e simboleggia la salvezza.

La terza candela è detta “dei pastori”, i primi che videro e adorarono Gesù e simboleggia la gioia. Di solito questa candela è in rosa visto che nella terza domenica d’Avvento la liturgia permette al sacerdote di utilizzare i paramenti rosa al posto di quelli viola tipici dell’avvento.

La quarta candela è quella “degli Angeli” i primi ad annunciare al mondo la nascita di Gesù e a vegliare sulla capanna dove egli è nato. Simboleggia l’amore.

Nel corso degli anni estro e fantasia hanno permesso di “trasformare” la corona per renderlapiù moderna passatemi il termine.

Ne ho viste e me ne hanno ordinate di rettangolari, su corone di rami secchi e non verdi, su basi differenti dalla tradizionale corona di certo resta invariato il numero delle candele e l’usanza sempre suggestiva di accendere una dopo l’altra le candele che scandiscono l’avvento al Natale.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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