Dillo con un fiore- Le piante a cui proprio non possiamo rinunciare
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di Federica Salomoni

Dopo due settimane, con San Valentino di mezzo, eccoci di nuovo qui a “Dillo con una pianta parte II”. Come vi avevo preannunciato ho (almeno) altre tre piante da interno da consigliarvi.

Partiamo da una pianta acquatica di grande fascino: il Marimo.

Questa piccola alga palla è ormai conosciuta ai più e non può mancare in questo periodo specie se non si ha il pollice verde particolarmente sviluppato. Classificata per la prima volta in Giappone nel 1898 è un’alga di acqua dolce che vive nei laghi, le cui correnti conferiscono al marimo la classica forma tondeggiante.

Colonie di marimo si trovano in Svezia, Islanda, Scozia, Irlanda, Estonia ed ovviamente in Giappone dove, nel 1921, il Marimo del lago Akan è stato designato Monumento naturale: pensate che in quelle acque ce ne sono circa 600 milioni di esemplari e alcuni misurano anche 30 cm.

Quelli che troviamo in commercio hanno circa 5-6 anni e misurano 3-4 centimetri. Crescono circa 5 millimetri ogni anno quindi molto lentamente ed è il motivo per cui il vaso in cui trovate il marimo è piuttosto piccolo. Ma com’è fatta la nostra alga palla? È un insieme di tantissimi fusti molto sottili dal verde brillante al verde scuro, non ha radici e tramite questi filamenti assorbe componenti ammonici rilasciando importanti quantità di ossigeno, per questo motivo è perfetto in acquario.

Come ogni pianta ha una sua leggenda e ovviamente una triste infelice storia d’amore.

La mitologia giapponese narra la storia di due innamorati che, per fuggire alle proprie famiglie, si recarono sulle rive del lago Akan dove trasformarono i loro cuori in Marimo tuffandosi nel lago affinchè il loro amore fosse eterno.

Per questo è il regalo perfetto se volete simboleggiare un legame che duri per sempre.

“Ok, ora orchidee, hai un bisogno disperato di orchidee” parafrasando la frase con cui Nigel consiglia Chanel ad una sbigottita Andy ne “il diavolo veste Prada” – sì lo so non è una citazione colta ma c’è chi conosce questa scena e chi mente – io consiglio almeno un’orchidea in casa.

Non una qualsiasi, una Ludisia Discolor-

Orchidea terricola, quindi non epifita è chiamata l’orchidea gioiello per la voluttuosità delle sue foglie vellutate di un bellissimo verde scuro e venate di rossiccio, un raro caso di orchidea in cui il fiore passa in secondo piano.

Tuttavia io trovo il suo piccolo fiore bianco delicato e molto chic nel suo essere quasi dimesso, come si suol dire talvolta less is more.

Originaria dell’Asia come molte orchidee, anche la Ludisia ama il caldo umido e un ambiente ricco di luce naturale ma non luce diretta – lo dico per l’ultima volta, vi avviso – , il terriccio leggero e ben drenante.

È semplice da curare, ha una crescita rapida e se ben curata può diventare molto grande. Non trovate la Ludisia? Va bene un dendrobium meglio se un Berry-oda.

Il dendrobium è quella varietà di orchidea che in italia negli 3-4 decenni fa conoscevamo come Singapore ovviamente per via della sua provenienza. Quello che sto per raccontarvi sul Dendrobium Berry Oda vale per tutte le varietà di questa orchidea, se l’avete vista non potete non capire perché la prediligo alle altre.

 Intanto il Berry Oda è un ibrido di facile coltivazione, molto robusto, resistente alle carenze d’acqua e dalle fioriture ricchissime tanti piccoli boccioli fucsia che in contrasto con le foglie verde scuro la rendono una pianta appariscente e irresistibile.

Essendo un ibrido di Dendrobium Kingianum che vive in serra fredda e di un Dendrobium Mini Pearl che viene coltivato da serra calda predilige le temperature intermedie quelle delle nostre case per esempio: in inverno si mette in posizioni luminose – e lei sì tollera la luce diretta dei raggi del sole ma solo in questo periodo dell’anno – e ridotte innaffiature, mai sotto i 15 gradi in questo periodo emetterà nuovi steli, durante la primavera riprendiamo le innaffiature regolari e stiamo attenti al caldo dell’estate e ripariamola, in questo periodo potrebbe generare dei keiki cioè delle nuove piante direttamente sulle canne

Anche per queste orchidee vale la regola generale secondo cui tutte le piante, o quasi, vanno innaffiate per immersione in acqua a temperatura ambiente, né calda né fredda, in modo che possano prendere in un’oretta circa tutta l’acqua di cui hanno bisogno fino alla prossima innaffiatura avendo cura di lasciar drenare l’eccesso

Come regola generale consiglio di tenere tutte le piante da interno in casa anche in tarda primavera estate quando sarebbe naturale pensare che fuori possano star bene, in realtà potrebbe essere troppo caldo per loro.

Amo dire che una pianta da interno è da interno tutti i giorni l’anno.

 

 

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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