Dillo con un fiore- Celebriamo l'amicizia con l'Alstroemeria
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Torna dopo la parentesi natalizia "Dillo con un fiore", la rubrica dedicata al mondo green di Federica Salomoni di Officina di Fiori.

Sebbene ci siamo appena lasciati le feste alle spalle, permettetemi di augurarvi un felice 2022 amici de La Fune e di “Dillo con un fiore”. Per iniziare al meglio l’anno oggi vi racconto qualcosa di un fiore che trovate spesso nei negozi e di cui pochi conoscono il nome: l’alstroemeria.

L’alstroemeria si presenta con dei mazzetti di fiori a 6 petali, 3 sono in tinta unita e 3 presentano delle macchioline scure – non ci avevate mai fatto caso vero? -, su uno stelo lungo e carnoso delle foglie lanceolate piuttosto sottili che si rovinano molto facilmente e che personalmente tolgo subito durante la pulizia degli steli. I fiori invece sono tra i più duraturi dai 10 ai 15 giorni dalla fioritura, questo li rende perfetti come fiori recisi.

La lunga durata, la varietà dei colori davvero notevole – dal bianco e non una sola sfumatura al giallo limone, dal rosa chiaro al fucsia, arancio, rosso, magenta, viola – il prezzo, non particolarmente alto e il loro essere voluminose rendono le Alstroemerie perfette per creare bouquet e composizioni anche con un budget ridotto.

Sapete a cosa, o meglio a chi, deve il suo nome l’alstroemeria?

Al barone Claus Von Alstroemer che nel 1753, ne portò per primo i semi in Europa dal Perù per farne dono a Linneo. L’alstroemeria è chiamata anche Giglio Peruviano o degli Incas oppure ancora Giglio di Pappagallo per via dei suoi fiori che sembrano dei mini-gigli screziati e tigrati

Per quello che riguarda il linguaggio dei fiori, scienza non esatta come vi dico sempre, l’alstroemeria nella tradizione inca del Perù simboleggiava la sconfitta del male sul bene e per questo per secoli fu usato come il fiore eletto nelle feste cerimoniali, come portatore di una forza potente che si opponeva a quelle negative, tradizione che è durata fino a quando il popolo autoctono fu del tutto estinto.

Oggi, il significato è cambiato anche se esprime sempre “qualcosa di positivo”. Simboleggia infatti prosperità, ricchezza e fortuna ma anche affetto eterno anche in amicizia 

Quindi è il fiore perfetto per esprimere a qualcuno amicizia profonda e sincera o la nascita di una nuova amicizia.

Se l’alstroemeria è aggiunta in un mazzo di fiori simboleggia la devozione, come se fosse un significato aggiuntivo a quello dell’amicizia e pare che rappresenti la crescita personale raggiunta grazie ai lunghi rapporti di amicizia o relazioni.

Come vi anticipavo in apertura il nostro fiore protagonista del pezzo di oggi è usato soprattutto come fiore reciso ma da alcuni anni si trova anche in pianta. È una perenne ma ovviamente per la sua origine sudamericana l’alstroemeria fiorisce in primavera estate e si può utilizzare nelle specie più alte accanto ad arbusti o a piante di rose mentre si può coltivare in fioriere su terrazzi o balconi nelle varietà più basse purché in entrambi i casi siano posizionata in zone luminose e al riparo dal vento.

Per essere coltivate al meglio nei mesi freddi i vasi vanno tenuti al riparo: la temperatura adatta alla sua coltivazione non deve mai essere sotto lo 0° C.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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