Di fatto non è questione di coppie ma di ideologia
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Due mondi l’un contro l’altro armati. Questo il succo del teatrino andato in scena questa mattina nella sala d’Ercole di Palazzo dei Priori. Protagonista di pretesto il registro delle coppie di fatto. Sulla scena il mondo numero uno (la numerazione è puramente convenzionale e non include giudizi di merito dati dallo scrivente, né in senso positivo né in accezione negativa): quello delle forze cattoliche; e il mondo numero due: quello delle forze che chiameremo “progressiste”. Chi vuole “difendere” la cosiddetta “famiglia naturale” contrapposto a chi “naturalmente” vorrebbe che tutti avessero diritto di sentirsi una famiglia, anche tra persone dello stesso sesso.

Due fronti che non sanno parlarsi e la sala del consiglio è stata trasformata più che in un luogo di confronto, nella speranza di una sintesi, in uno stadio di calcio. Anche tra nazisti ed ebrei sarebbe così, anche tra russi e polacchi. Nel senso che nessuno vorrebbe sentire le ragioni dell’altro ma in termini assoluti non bisogna commettere l’errore relativista di considerare le due posizioni come neutralmente legittime entrambe.

Il registro delle coppie di fatto è carta, l’effetto capace di produrre però è lo stesso della prima bomba atomica nel deserto degli States. Niente risultati tangibili, tranne le lucertole arrostite, ma un effetto simbolico e potenziale capace di segnare un’epoca nuova. Come andrà a finire? Michelini & Co. lo approveranno, perché capaci di leggere tutti i sottotesti di questa faccenda. Per le coppie di fatto non ci saranno grandi rivoluzioni ma è una goccia in più, utile per far traboccare il vaso di Roma, dove il governo centrale è chiamato a decidere se guardare ai modelli liberal-democratici o virare sul Cremlino. Roba da far rivoltare Stalin nella tomba.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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