Depuratore a mezzo servizio: una storia lunga 25 anni
depuratore
lafune_800 x 120
Andando indietro, tra le altre cose si trova traccia di deliberazioni di Consiglio e Giunta risalenti ai primi anni ’90. Un incarico per la progettazione nel ’91, ad esempio. Oppure un voto di Consiglio comunale del ’92

È almeno dal 1991 che si parla del completamento del depuratore di Strada Bagni, senza troppa fortuna. Tra rimodulazioni del progetto, nuove norme entrate in vigore e nuovi incarichi, dopo 25 anni l’impianto è ancora a metà. La notizia dell’aut aut della Regione Lazio nei confronti del comune di Viterbo per il completamento dell’opera pena perdita del finanziamento di circa 2 milioni di Euro, è della scorsa settimana. Un finanziamento, concesso nel 2009 per il 70% dell’opera, il cui costo è salito di circa 1 milione di euro in questi anni per un totale di circa 4,5 milioni di euro.

Dopo il lancio della notizia fatto dal Messaggero (qui) abbiamo cercato di capire cosa sia successo, ma nel mare delle carte è facile perdersi. Già il piano previsionale di Talete del 2013 faceva chiaro riferimento alla necessità di completare l’opera per far sì che l’impianto fosse sufficiente per la popolazione che serve. “È indispensabile – scriveva Talete nel 2013 – dare l’avvio alla realizzazione del progetto del raddoppio dell’impianto già approvato e dotato di apposito finanziamento, al fine di poter garantire una più efficiente gestione dell’intero sistema”.

In realtà però le tracce si trovano anche in documentazioni più vecchie. Sono numerose le determinazioni del comune di Viterbo con le quali alcune amministrazioni comunali hanno conferito a vari professionisti gli incarichi per aggiornare gli studi e i progetti in possesso dell’ente. Azioni che però non avrebbero portato, come ha sostenuto l’ex sindaco Marini (qui), ad avere un progetto esecutivo, con conseguente impossibilità di far partire i lavori. Una mancanza per la quale l’ex sindaco Giulio Marini punta il dito sulla macchina amministrativa: “Non è colpa della politica”, ha detto.

Leggendo le carte si evince che nel 2003 fu approvato un progetto esecutivo, ma che quattro anni dopo, nel 2007, è subentrata una nuova normativa antisismica che “non ha reso possibile dar luogo all’appalto”. E così sono arrivati nuovi incarichi per altri adeguamenti. Nel 2009, sette anni fa, poi è arrivata la concessione da parte della Regione Lazio di un contributo di 2,3 milioni di euro, pari al 70% del costo complessivo dell’opera, in seguito al quale il Comune ha affidato un altro incarico per redarre un progetto definitivo per un primo stralcio di interventi. Ma poi anche lì, niente lavori. Perché?

Andando ancora indietro, tra le altre cose si trova traccia di deliberazioni di Consiglio e Giunta risalenti ai primi anni ’90. Un incarico per la progettazione nel ’91, ad esempio. Oppure un voto di Consiglio comunale del ’92 con il quale si approvava il programma di opere per il completamento dell’impianto di depurazione per circa 11 miliardi di lire.

Intanto sono passati 25 anni da quel 1991 e il depuratore è ancora in fase di completamento e mentre “può succedere – è scritto nel Piano previsionale di Talete del 2013 – che saltuariamente il rendimento depurativo diventi insufficiente a quanto previsto nell’autorizzazione allo scarico rilasciata dalla Provincia di Viterbo”, può anche succedere che ora non si faccia in tempo a rispettare l’aut-aut della Regione e a pubblicare il bando entro il 31 dicembre con conseguente perdita del finanziamento. Perché sei mesi sono pochi, mentre gli anni passati dalla concessione del contributo sono ormai troppi. E intanto, se davvero come scriveva Talete nel 2013 il depuratore a volte può non essere adeguato, ci chiediamo quali conseguenza possa aver creato.

 

NB. L’immagine di copertina è una immagine generica e non riprende l’impianto di strada Bagni.

 

800 Confartigianato
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
Onda
domenicale post
aiac_banner_01
asvis 2
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
monastero interno
TdP_Inalazioni
lafune_300 x 600
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 02