

Sul depuratore interviene l’ex sindaco Giulio Marini: “Ancora da completare il progetto per responsabilità che non sono politiche”. Sono passati quasi dieci anni dal finanziamento regionale e dall’indicazione della necessità di raddoppiare il depuratore di strada Bagni che ha in gestione Talete, ad oggi insufficiente per la città di Viterbo (ne abbiamo scritto qui)
Una vicenda che parte da lontano e che ha coinvolto anche la vecchia amministrazione comunale. “Mi sento abbastanza dal cuore verde – spiega Giulio Marini – e mi è sembrato strano non essere riuscito a portare a compimento l’opera. Ho tentato più volte di accelerare l’iter, ma mi sono imbattuto contro le pastoie burocratiche dell’amministrazione che non mi hanno permesso di completarlo”.
Tra gli elementi principali che mancano all’appello, la variante al PRG che deve essere adottata e approvata dalla provincia, alcuni permessi dalla Regione e soprattutto il progetto, che finché non sarà ultimato non permetterà l’avvio delle procedure di gara. L’aut aut della Regione Lazio in merito al bando, in pratica è una proroga di un vecchio finanziamento, che si è incrociato con la storia della scuola Materna di santa Barbara e che ora è sbloccato, anche se la finestra che si è aperta per poterlo utilizzare si sta già per richiudere.
C’è tempo infatti fino alla fine del 2016 per pubblicare il bando. Ma prima servono tutti quei permessi e quelle pratiche da svolgere. Il tutto con l’estate di mezzo e santa Rosa alle porte. Ma come è possibile che in tutti questi anni non si sia riusciti ad avviare la procedura? “Bisogna domandarlo agli ingegneri che hanno svolto la pratica – continua Giulio Marini. Le responsabilità non sono politiche, sono tecniche. Non c’era il progetto e senza progetto il depuratore non era cantierabile: inutile girarci intorno. Ripeto: io ho il cuore verde e ho cercato di accelerare l’iter, ma poi mancavano sempre le autorizzazioni, mancava il progetto e alla fine sono mancato io”.
Ora l’ultimatum della Regione. “Ora o mai più, bisogna ultimare l’iter, non credo – conclude – ci siano altre possibilità”.

















