Deposito di Scorie nel Viterbese, i butteri della Maremma coi vessilli del "No" in marcia a Vulci
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VULCI - Hanno sconfitto anche Buffalo Bill e non è una leggenda ma una storia vera. Oggi c'erano anche loro a Vulci, a scrivere ancora una volta la storia di un territorio. Stiamo parlando dei mitici butteri, signori della Maremma. 

VULCI – (Foto Maurizio Di Giovancarlo) Hanno sconfitto anche Buffalo Bill e non è una leggenda ma una storia vera. Oggi c’erano anche loro a Vulci, a scrivere ancora una volta la storia di un territorio. Stiamo parlando dei mitici butteri, signori della Maremma. 

Chi conosce questo mondo capisce bene che quei signori a cavallo hanno portato un messaggio chiaro: la Toscana è con il Viterbese. Qualche giorno fa da Capalbio è stato mandato, anche lì a Roma, un messaggio netto. 

I butteri sono la Maremma e sono il simbolo dell’unione tra Alto Lazio e Toscana. Una continuità indissolubile che a differenza dell’atomo non può essere scissa. Anche se in questa storia, ormai l’hanno capito tutti, il problema non è l’atomo o l’energia atomica. Il problema è quando questa roba molto delicata la si vuole maneggiare senza rispettare le indicazioni della scienza. Ed è su questo la battaglia del No al Deposito Nazionale di Scorie nel Viterbese. 

Ispra aveva dato indicazioni cristalline a Sogin sui criteri da rispettare nella scelta dei siti idonei. Sui 21 siti scelti come potenzialmente idonee nel Viterbese (su 51 nazionali) nessuno rispetta i criteri di Ispra. Un fatto piuttosto singolare e che rende non solo legittima ma necessaria la battaglia che i viterbesi da Acquapendente alle Saline di Tarquinia, da Civita Castellana a Pescia Romana stanno combattendo. Tra loro, bellissimi, anche i butteri. Custodi di un mondo antico e saggio e simbolo di una terra che vuole continuare a essere se stessa senza che chissà quali interessi particolari possano oltraggiarla. 

Foto Fisioterapy Center

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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