Degrado parchi comunali, per salire sullo scivolo paghi "un tappo di birra" di pedaggio
Foto tappi di birra
Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - In pratica per "scivolare" devi "pagare" un tappo di birra. Così si vedono bambini di tre, quattro, cinque anni raccogliere da terra i tappi e mettersi in fila allo scivolo, pagando "ai gestori" il tappo. Tutti si divertono e chi fa da "doganiere" incoraggia i più piccolini aiutandoli anche alla ricerca del tappo.

VITERBO – Tappi di birra come oboli da pagare per utilizzare lo scivolo nei giardini pubblici di via Carlo Cattaneo. Un’idea giocosa venuta a un gruppo di bambini e abbracciata con la classica felicità di tutti. Ma è il gioco stesso a fotografare una situazione inquietante: quella dello stato di degrado in cui versano gli spazi pubblici della città (dalla notte dei tempi).

In pratica per “scivolare” devi “pagare” un tappo di birra. Così si vedono bambini di tre, quattro, cinque anni raccogliere da terra i tappi e mettersi in fila allo scivolo, pagando “ai gestori” il tappo. Tutti si divertono e chi fa da “doganiere” incoraggia i più piccolini aiutandoli anche alla ricerca del tappo. Una ricerca non difficile visto l’abbondanza che si trova in zona. 

Applauso ai bambini che hanno reagito in maniera geniale e costruendo bellezza a un contesto degradato e degradante. Centinaia di tappi di birra sparsi tra l’erba e la terra del parco giochi. Un degrado talmente evidente da essere trasformato in gioco. 

La Fune da tanto tempo ha puntato i riflettori sul fatto che Viterbo non ha aree gioco dignitose per i bambini. E’ una città che non rispetta l’infanzia in questo e il tema è talmente delicato e urgente che non si può continuare a fare finta di nulla. I giochi dei piccoli diventano di sera bivacco dei più grandi. E non sempre va bene che i rifiuti lasciati sono tappi di birra. Può accadere, e accade, che si trovi a terra anche qualcosa di peggiore e più pericoloso per la pubblica incolumità. 

Servono videocamere, regolamenti che definiscono aree ad esclusivo utilizzo dei bambini e magari anche parchi giochi belli, di quelli che esistono non a Tokyo ma a Marta, Civita Castellana, Amelia. Insomma di quelli che stanno anche in piccoli paesini ma a Viterbo no. L’amministrazione Frontini batta un colpo. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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