Dalle frazioni arrivi aria nuova sulla stantia e vecchia politica viterbese
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Dalle frazioni segnali di cambiamento? Tutto possibile, ma dipende dalle persone.

Forza frazioni, salvate la marcescente Viterbo. La società civile dovrebbe stare sempre un passo avanti al sistema della politica, facendo esplodere gli steccati e le visioni che quest’ultima cerca di porre e facendo così crescere il territorio. La società viterbese è in grado di fare questo? La risposta è no. Più che a una realtà di cittadini somiglia a un gregge di pecore belanti, contento di brucare il pascolo che gli viene dato. Visione dura? Può darsi.

 

Peccato che il pascolo sia sempre più stretto. Invece dell’erba cresce la disoccupazione, invece delle nuove generazioni cresce l’età media. Insomma stiamo navigando a velocità smodata verso il fallimento generale. Naturalmente chi è capo della baracca fa finta di niente, un po’ come sul Titanic chiede ai musicanti di continuare a suonare. In tutto questo piattume: della società civile e del palazzo c’è stato un elemento di tilt del sistema: i consiglieri delle frazioni che non vanno in consiglio perché il palazzo non dà segni di interesse per gli ex municipi. Lo fanno per ragioni di clientelismo? Può essere. Intanto però dicono una cosa al palazzo: dovete dare risposte a questa gente.

 

Ora sarebbe bello se proprio la gente delle frazioni si incazzasse di brutto, prendesse consapevolezza che da decenni pagano le tasse come i viterbesi di città per non avere in cambio nulla o qualcosa di simile. Sarebbe bello se questi cittadini iniziassero a organizzarsi, nei loro piccoli borghi, pronti a condizionare (marcando a uomo) i luoghi delle decisioni. Sarebbe bello perché magari potrebbe essere contagioso. E questo vento potrebbe arrivare nei quartieri periferici del capoluogo, dove c’è all’incirca la stessa situazione. Magari anche nelle parti del centro più abbandonate.

 

Magari da questi cittadini attivi emergerebbe anche una possibilità di rinnovamento della classe dirigente. Non sarebbe male, no?

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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