
Forza frazioni, salvate la marcescente Viterbo. La società civile dovrebbe stare sempre un passo avanti al sistema della politica, facendo esplodere gli steccati e le visioni che quest’ultima cerca di porre e facendo così crescere il territorio. La società viterbese è in grado di fare questo? La risposta è no. Più che a una realtà di cittadini somiglia a un gregge di pecore belanti, contento di brucare il pascolo che gli viene dato. Visione dura? Può darsi.
Peccato che il pascolo sia sempre più stretto. Invece dell’erba cresce la disoccupazione, invece delle nuove generazioni cresce l’età media. Insomma stiamo navigando a velocità smodata verso il fallimento generale. Naturalmente chi è capo della baracca fa finta di niente, un po’ come sul Titanic chiede ai musicanti di continuare a suonare. In tutto questo piattume: della società civile e del palazzo c’è stato un elemento di tilt del sistema: i consiglieri delle frazioni che non vanno in consiglio perché il palazzo non dà segni di interesse per gli ex municipi. Lo fanno per ragioni di clientelismo? Può essere. Intanto però dicono una cosa al palazzo: dovete dare risposte a questa gente.
Ora sarebbe bello se proprio la gente delle frazioni si incazzasse di brutto, prendesse consapevolezza che da decenni pagano le tasse come i viterbesi di città per non avere in cambio nulla o qualcosa di simile. Sarebbe bello se questi cittadini iniziassero a organizzarsi, nei loro piccoli borghi, pronti a condizionare (marcando a uomo) i luoghi delle decisioni. Sarebbe bello perché magari potrebbe essere contagioso. E questo vento potrebbe arrivare nei quartieri periferici del capoluogo, dove c’è all’incirca la stessa situazione. Magari anche nelle parti del centro più abbandonate.
Magari da questi cittadini attivi emergerebbe anche una possibilità di rinnovamento della classe dirigente. Non sarebbe male, no?


















