Dalla "questione Rossi" alla "questione Michelini"
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Se Leonardo Michelini non tira fuori il carattere e si mette in testa che la città di Viterbo ha bisogno di un sindaco vero, capace di dare risposte e prospettive e speranze concrete alla gente, tra poco verrà ufficialmente e definitivamente etichettato come un "sindaco bollito". Cosa che renderebbe particolarmente vana e fastidiosa la sua permanenza come inquilino di Palazzo dei Priori.

Se non riuscirà nell’impresa possibile (?) di cambiare pelle, riuscendo quindi a proiettare nuova luce sulla seconda metà di mandato che gli resta, Leonardo Michelini potrà essere dichiarato a breve come un sindaco “decotto”. I “maligni” hanno iniziato a definirlo così già da un pezzo, ma vogliamo dargli ancora un po’ di tempo.

La convinzione però non riguarda soltanto i viterbesi, che in realtà sono la parte più importante della partita politica cittadina. Riguarda sempre di più gli stessi uomini della maggioranza. Maggioranza che un giorno lontano ormai era di 23 e che è scesa vertiginosamente perdendo pezzi. Prima Goffredo Taborri, passato all’opposizione. Poi Francesco Moltoni e Sergio Insogna, usciti da Oltre le mura e ostetrici del Gal nella sala d’Ercole. Ora ci si è messo anche Filippo Rossi a parlare delle sue possibili dimissioni, che aprirebbero (ma l’ipotesi è molto remota) scenari davvero imprevedibili.

Senza contare i maldipancia di tantissimi altri consiglieri, che hanno assunto forme particolarmente acute nella persona del democrat Marco Volpi. Che il sindaco è immobile lo dicono tutti, dai capogruppo Francesco Serra e Maurizio Tofani a molti altri. C’è chi lo ha fatto, a più riprese, presente in consiglio e chi magari lo mugugna nel privato. C’è poi chi come Rossi lo dice senza peli sulla lingua, urbi et orbi. Tanto che anche gli “orbi” viterbesi ormai hanno chiaro cosa accadrà a Michelini e al centrosinistra alle prossime elezioni salvo, lo ripetiamo, conversioni radicali e mutamenti drastici dell’atteggiamento del primo cittadino.

Il problema di questa amministrazione infatti, e questa è convinzione comune, sta nel manico. Un manico troppo molle che non ha saputo gestire le fiamme e le bizze della sua maggioranza in questi due anni e mezzo. Determinando di fatto una situazione di logoramento della maggioranza stessa che per certi versi, considerando le premesse del giugno 2013, sembrava impensabile. Tanto che l’attuale amministrazione ha di fatto riscattato l’immagine, pure quella per niente carina, della precedente. Al punto che c’è chi, spingendosi al confronto, sta riabilitando la figura dello stesso Giulio Marini, trattato male dall’elettorato alle ultime votazioni ma ridipinto oggi in diversi ambienti come uno statista.

E sebbene Rossi non nutra della stima di diversi compagni di questo viaggio si fa fatica a trovarne uno della maggioranza pronto a condannarlo nel merito di quello che ha detto. Così, mentre in questi giorni si è messa in evidenza la questione Rossi, di fatto nel palazzo è esplosa la questione Michelini. Al numero uno di via Ascenzi l’ultima parola.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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