
CELLENO – Salvatore Crocicchia, nato a Caprarola, fu arruolato durante la Seconda guerra mondiale e, dopo l’armistizio dell’8 settembre, venne catturato a Bologna il 9 settembre 1943 e deportato nei campi di prigionia tedeschi.
Cosa furono quegli anni lo ha scritto in un diario, che sarà presentato sabato 21 febbraio (ore 17) al Palazzo della Cultura di Celleno (Piazzale Benvenuto Cellini). Il libro, titolato ‘L’ombra di colui che fui – Diario di guerra dal 1943 al 1945’, è un’edizione Casa Editrice Serena.
Il libro raccoglie il diario scritto durante la prigionia e redatto tra il 1943 e il 1945, offrendo una testimonianza intensa e autentica della condizione degli Internati Militari Italiani: fame, sofferenza e paura, ma anche dignità, fede, amore per la famiglia e profondo attaccamento alla Patria.
L’iniziativa rappresenta un momento di alto valore civile e culturale per la comunità di Celleno, offrendo un’importante occasione di riflessione sulla memoria storica e sul sacrificio di una generazione segnata dalla guerra.
Sono previste letture di brani tratti dal diario e interventi di approfondimento storico.
Biografia di Salvatore Crocicchia e storia del diario
Salvatore Crocicchia nacque a Caprarola (VT) e, giovanissimo, fu arruolato nell’esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale. Dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, fu catturato a Bologna il 9 settembre e fatto prigioniero dai soldati tedeschi. Deportato nei campi di prigionia, visse per oltre due anni condizioni estremamente dure, segnate da stenti, fame e grande sofferenza.
Il diario che ha lasciato racconta, con sincerità e intensità, le giornate di un uomo costretto a confrontarsi con la brutalità della guerra, ma sempre sostenuto dall’amore per la famiglia, dalla dignità personale e da un profondo attaccamento alla Patria. La sua testimonianza è anche quella di tanti altri militari italiani internati, spesso dimenticati dalla grande Storia.
Per tutta la vita Crocicchia scelse il silenzio, preferendo il lavoro e il sacrificio alla narrazione di quegli anni drammatici, lasciando ai figli soltanto il mistero di quel contenitore mai aperto custodito in casa. Per decenni nessuno ebbe il coraggio di frugare tra quei ricordi, finché la curiosità di un giovanissimo discendente, durante un’attività scolastica per il Giorno della Memoria, spinse la famiglia ad aprire finalmente quel baule. All’interno furono ritrovate le pagine del diario di guerra: un racconto intenso di prigionia, ma anche di amore profondo per la moglie e di speranza incrollabile nel ritorno a casa.


















