“Da venti anni realizziamo abiti per rendere le spose felici nel giorno più bello”
Merinda spose
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COSTRUTTORI - Merinda racconta il lavoro che c’è dietro alla giusta scelta.

COSTRUTTORI – Può il sogno di una donna realizzare il sogno di migliaia di altre? Sì, è successo e accade ogni anno a Vetralla. Il posto della magia si trova a Cura di Vetralla e si chiama Merinda Spose.

Un atelier nel cuore della Tuscia dove un gruppo appassionato lavora, in maniera instancabile e con il sorriso, a confezionare il giorno più bello: il matrimonio. “Io seguo la sposa a 360 gradi. Non solo l’abito quindi ma buoni consigli e contatti di professionisti alla mano su ogni aspetto da curare: acconciature, fiori e tutto il resto”. Ci dice questo, con un’energia incredibile, Merinda Lattanzi (titolare dell’atelier).

Lo showroom di Strada Cassia 269 è una macchina alchemica. Le ragazze e le donne entrano qui con un’intenzione e ne escono spose. Merinda aziona gli ingranaggi: le ascolta, le guarda, sorride e trova il sogno. Vederla al lavoro è un’esperienza: sensibile, attenta, discreta e capace di leggere l’aspirante sposa nei suoi desideri. Sparisce e si presenta con l’abito giusto. E non è impresa facile quando ne hai più di trecento, delle migliori marche.

 

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Ma la forza principale di Merinda Spose risiede in un posto che, come tutte le cose davvero importanti, è invisibile agli occhi di chi entra in atelier: la sartoria. Merinda ne è pienamente consapevole, lo capisci dall’amore che c’è in ogni sua parola quando parla della sua prima sarta. Che oggi, avanti con l’età, passa ancora a trovarli e a dare buoni consigli. Una storia, quella di Merinda Spose, che ha venti anni. Con moltissime spose durante l’anno fatte emozionare nei giorni della prova d’abito e rese felici in quello del matrimonio. “In quel momento,
quando pronunci quel sì, concentrati sul fatto che leghi la tua vita a un’altra persona. Qualsiasi cosa accada, quel momento non torna più”. E’ quello che Merinda raccomanda alle sue spose. Sì “sue”, perché come fai a non sentire tuo un qualcosa a cui dedichi davvero tutta la tua energia per mesi? Merinda le accoglie, le consiglia, le va a vestire a casa, le aiuta a salire in macchina e poi scatta una foto a ognuna per tenerla tra i suoi ricordi.

A tenere insieme e in perfetto funzionamento un meccanismo piuttosto delicato e complesso c’è la passione e l’amore per il mestiere scelto: “Quando una mia sposa sta davanti allo specchio e piange perché ha trovato l’abito giusto sento i brividi. Io non guardo mai l’orologio, vivo ogni momento insieme alle mie clienti. Le spose da noi sono a casa”.

La sartorialità è il valore aggiunto dell’atelier, permette di costruire il sogno nei dettagli. Altro ingrediente fondamentale è innovarsi in continuazione. Per questo Merinda e tutta la squadra ogni anno partecipa alle principali fiere del settore, in primis a quella di Barcellona. “Sta cambiando tutto nel settore dei matrimoni, non possiamo rimanere fermi. Per me ogni volta che una donna sceglie il suo abito è come se dovessi sceglierlo io, per questo dobbiamo offrire il meglio sotto tutti i punti di vista – racconta Merinda -. E non è mai una questione di soldi, chiedo sempre a chi viene da noi un budget perché proprio grazie alla sartoria possiamo offrire il meglio al giusto prezzo”.

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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