
EDITORIALE – Era nell’aria la nascita di una vera città universitaria per Viterbo. Ne avevamo parlato con l’elezione di fatto di Tiziana Laureti (che sarà formalizzata i primi di luglio e la porterà sullo scranno di Magnifico dal primo novembre) a prima rettore donna e viterbese alla guida dell’Unitus. Non una magia annunciata la sua ma frutto di un processo di maturazione passato attraverso il prezioso lavoro di chi l’ha preceduta. In ultimo l’attuale rettore Stefano Ubertini che ha dato “belle picconate” per sdoganare il tabù della fusione tra Unitus e città.
I tempi sono maturi, è chiaro a tutti. Viterbo è più città di quanto non lo fosse venti anni fa. L’Unitus è una gran bella università: seria, cresciuta in ogni suo dipartimento, articolata, in grado di offrire una formazione di alto livello, internazionale nella dimensione e nei progetti. Insomma ora la città c’è e l’università pure. Prima non era cosa, mancavano un po’ entrambe per fare nascere una città universitaria.
Ma quello che è accaduto in queste ore ha dell’incredibile. Va in fumo un’ala di Agraria, davvero una perla della formazione made in Tuscia, e l’università entra senza più equivoci o dubbi nel cuore dei viterbesi. Tutti hanno provato tristezza nel vedere le immagini che noi giornali abbiamo pubblicato e diffuso. In tanti hanno espresso vicinanza. Tutti i viterbesi hanno capito bene di avere un’università, di essere una città universitaria.
Poi due segnali potentissimi. Il primo arrivato dalla ministra Anna Maria Bernini che sta incollata al telefono per tutta la giornata del 4 giugno, giorno dell’incendio, con il Magnifico Ubertini. Poi, a poco più di 24 ore dal fatto, viene a Viterbo. Guardate che non è una cosa banale, non è una passerella come i soliti sciocchi magari provano a etichettare. E’ un segno straordinario.
L’altro colpo lo batte il Comune di Viterbo, con l’ordinanza Unitus. La notizia arriva nel tardo pomeriggio, a poche ore dall’arrivo della ministra. Guardate poi la compostezza di tutta la politica locale, l’intelligenza dei suoi livelli più alti: rappresentanti regionali e parlamentari.
Ecco, guardate bene quello che avete davanti agli occhi: la città universitaria è nata. Sarebbe accaduto uguale, Tiziana Laureti era destinata a essere il rettore della fusione della città con l’ateneo (ribadiamo grazie al lavoro portato avanti da chi l’ha preceduta) ma l’incendio di Agraria accelera tutto. Un danno da quindici milioni di euro che però è la pietra su cui si fonda un nuovo corso: fatto di professionalità, competenza, eccellenza ma anche dal sentimento di una città per la propria Università. Eccola qua la fenice che nasce dalle ceneri di un’ala della Facoltà di Agraria.
C’è una foto che dovremo conservare per il grande libro della storia di Viterbo. E’ quella che abbiamo scelto per questo editoriale. La ministra Bernini che abbraccia il rettore Ubertini. E lì intorno ci sono tutti i viterbesi che possono dare forza alla rinascita e che lo faranno. Perché esistono cose che sono di tutti, senza distinzioni di colore politico, come il bene della città e del suo Ateneo.


















