Cultura no-profit: pienone con Wu Ming per Librimmaginari
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Il doppio appuntamento ha così indirettamente risposto a chi, riferendosi a eventi come questo, ha parlato negli scorsi mesi di sottocultura.
Foto di Massimo Giacci

Biancovolta e Circolo La stracolmi per Librimmaginari: eccola, la sottocultura. Ieri pomeriggio in decine hanno seguito il doppio intervento di Wu Ming 2 per quasi quattro ore di confronto aperto. Nel primo dei due, al Biancovolta, si è parlato de L’Armata dei Sonnambuli, l’ultimo libro del collettivo di cui fa parte, appunto Wu Ming. Il testo è incentrato sui fatti della Rivoluzione francese e si svolge a Parigi tra il 21 gennaio 1793, giorno della decapitazione dell’ex sovrano Luigi XVI e il 21 gennaio 1795.

A chiudere il cerchio e a sancire la connessione tra due spazi culturali no profit del centro storico, un secondo incontro. Quello che ha visto protagonista lo stesso Wu Ming 2 al Circolo La. Qui, in collaborazione con Egidio17, si è parlato della genesi di Q. Il testo che ha indirettamente raccontato al mondo la grandezza la Viterbo cinquecentesca e l’esistenza di quell’ecclesia viterbiensis, dimenticata e quasi cancellata dalla “storia ufficiale”.

Il doppio appuntamento ha così indirettamente risposto a chi, riferendosi a eventi come questo, ha parlato negli scorsi mesi di sottocultura, pensando che la cultura sia questione di numeri. Un appuntamento che ha aperto la quarta edizione di Librimmaginari, festival di promozione del libro illustrato promosso da Arci Viterbo, che quest’anno si regge senza finanziamenti pubblici.

Nell’occasione presentato anche il volume di “Storie, attraversamenti, paesaggi” scritto collettivamente dai partecipanti del laboratorio tenuto nella primavera scorsa da Wu Ming sulla via Francigena e a cura di Arci Viterbo.

 

Per il programma completo di Librimmaginari clicca qui

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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