Cultura e danno erariale, la domanda sbagliata per costruire la strada giusta
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Comunque una cosa emerge chiara agli occhi dell'opinione pubblica. Il Comune di Viterbo e la Provincia di Viterbo hanno in casa, in house verrebbe da dire, chi può costruire l'offerta culturale cittadina, meno festivarola possibilmente e più culturale. E allora si potrebbero risparmiare tanti soldi dei viterbesi e metterne una parte sul bilancio Biblioteca e prevedere nel suo contratto di servizio l'organizzazione di festival ed eventi.

EDITORIALE – La domanda, provocatoria, che apparecchiamo sul tavolino del dibattito pubblico viterbese è la seguente: se uno o più enti hanno sul territorio una realtà propria che organizza eventi a costi ridottissimi è possibile finanziare altri soggetti che fanno la medesima cosa in maniera costosa senza incorrere nel rischio che arrivi la magistratura contabile e butti là il “danno erariale”?

La domanda è, logicamente (come direbbe qualche vecchio saggio local), provocatoria. Ma nelle maglie della provocazione si aprono quasi sempre ampi spazi di riflessione. Francamente, da osservatori attenti di quello che accade sotto questo cielo di Tuscia, non possiamo rimanere che colpiti dalla programmazione della Biblioteca di Viterbo. Giusto in questo momento abbiamo dato spazio, su questo giornale, alla notizia di un incontro su uno scrittore praghese. La nota inviataci metteva al centro lo scrittore e a lato Luigi Lo Cascio. Sì, proprio quello dei “Cento Passi” (tanto le persone lo conoscono così). Siamo rimasti sorpresi da questo stile poco masticato (di solito masticano tutti a bocca aperta). Dalla forma che è sostanza, che è senso.

La Biblioteca sa fare cultura e tiene sempre al centro la cultura. Portano Lo Cascio e lo mettono al servizio di uno scrittore praghese. Beh, questo è sapere tenere il centro. Chapeau. Il fatto però va oltre. Questi della Biblioteca, Pelliccia & Co., fanno paura. Fanno paura perché chi sa fare mette paura. Soprattutto a chi magari non sa e costruisce carriere, in politica come nella ribalta festivarola, con l’unico materiale da costruzione che è sempre abbondante negli insipienti: l’arroganza.

Comunque una cosa emerge chiara agli occhi dell’opinione pubblica. Il Comune di Viterbo e la Provincia di Viterbo hanno in casa, in house verrebbe da dire, chi può costruire l’offerta culturale cittadina, meno festivarola possibilmente e più culturale. E allora si potrebbero risparmiare tanti soldi dei viterbesi e metterne una parte sul bilancio Biblioteca e prevedere nel suo contratto di servizio l’organizzazione di festival ed eventi. Certo Pelliccia dovrebbe continuare a essere “fesso”, come lo è stato finora, e portare tramite contatti suoi e saper fare suo i nomi che ha portato e che porta in viale Trento. Magari potrebbe essere l’occasione per rafforzare l’organico della biblioteca e creare posti di lavoro stabili. Lavoro buono insomma e non precario. Lavoro pagato insomma e non sottopagato.

La domanda ritorna, ci si ripropone come accade quando le situazioni sono indigeste e si vorrebbe “picconare” le consuetudini putride. Suona così: quando tu hai risorse interne (o liminari) alla pubblica amministrazione in grado di svolgere in maniera eccellente un servizio e non glielo affidi e nemmeno, in fondo, vai sul mercato ma sostieni cose che si auto-propongono ti esponi al rischio del danno erariale? Secondo noi no, ma magari ci sfugge qualcosa. In altri Palazzi dovrebbero poter fornire, nel nome dell’interesse comune, le risposte appropriate. Noi facciamo i giornalisti, o almeno ci proviamo, e facciamo quello che i giornalisti dovrebbero fare: le domande.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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