Crisi del Centrosinistra, Berni: "La sconfitta di oggi è il frutto della vittoria del 2013”
Francesco-Berni
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Secondo Berni la genesi della sconfitta di questi giorni è nelle primarie di 5 anni, quando "si sono preoccupati solo di fare una coalizione che partisse dalla destra-destra fino a SEL, senza un’offerta politica per la città e senza costruire una classe dirigente".

Un osservatore attento delle cose della Sinistra, perché a Sinistra ha militato. Francesco Berni ci racconta la sua visione su quanto è successo e suggerisce al Partito Democratico, al Centrosinistra e ai nostri lettori una chiave di lettura, che può sembrare una provocazione in tempi di istantaneismo, ma che invece è ben circostanziata e mette luce sull’esperienza di Leonardo Michelini, ribaltando il punto di vista del quasi ex sindaco di Viterbo: “La sconfitta del Centrosinistra di oggi è frutto della vittoria del 2013”.

La genesi del tutto, per Michelini il trionfo, per Berni l’inizio della fine, sono le primarie di 5 anni fa. “Sono state considerate e presto lo saranno nuovamente – ci dice – la panacea di tutti i mali. In realtà sono la causa di quanto successo in questi giorni. Nel 2013 servirono solamente per ratificare accordi già presi”. Berni, sa bene di cosa parla. All’epoca militava in SEL ed era stato candidato alle elezioni regionali (ottenendo un ottimo risultato) pochi mesi prima delle elezioni comunali. Candidatura che non replicò nonostante i corteggiamenti alle Comunali, non per caso. “Le primarie – spiega – non arrivarono al termine di un percorso partecipato, era come se fossero formalmente già decise. Quella fu un’operazione che provo a mettere insieme le mele con le pere, di piccolo cabotaggio”.

Portò alla vittoria, si potrebbe obiettare, ma in realtà è proprio questo il punto. “Dopo gli errori di Giulio Marini (quando il Centrodestra governò spaccato, litigando continuamente, ndr) il Centrosinistra – ancora Berni – non avrebbe dovuto darsi l’obiettivo di vincere le elezioni, ma di creare una classe dirigente e ad offrire un’idea di città ai viterbesi, perché sennò si rischiava di vincere e poi di non sapere che fare. Il problema – aggiunge – è che questa idea non c’era perché si sono preoccupati solo di fare una coalizione che partisse dalla destra-destra fino a SEL, senza un’offerta politica per la città, senza costruire una classe dirigente e con un grande riciclaggio di personaggi”.

Il riferimento è chiaramente riferito a chi ha governato col Centrodestra, prima di andare nel Centrosinistra. “Con la somma – affonda Berni – puoi anche vincere le elezioni, ma non governi e se non c’hai una direzione politica, non vai avanti né nei 5 anni, né dopo. Così succede quello che è successo. Si sapeva che non avrebbe potuto governare e avrebbe vivacchiato, perché l’unica idea era fare un ammasso dei gruppi di interesse contrari a quelli di Giulio Marini. Non si fa politica così e la mia non candidatura fu figlia di questa valutazione”

“Poi c’è il problema della classe dirigente e di come viene creata, ma questo è un problema che riguarda tutto il paese”. Ultima stoccata per la legge elettorale. “Con le leggi elettorali di inizio anni 90 che hanno devastato questo paese – conclude Francesco Berni – quella dei Comuni è la peggiore perché ha dato un grande potere al Sindaco, che ha un potere assoluto e che non può essere sfiduciato perché sennò si torna a votare. Ma se questo Sindaco non ha capacità di tenere unita la coalizione, allora si galleggia”.

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