Criminalità, Sole24Ore e problemi "spicci" da affrontare con metodo
Foto Francesco Mattioli
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A Viterbo c’è un’area, compresa tra S. Faustino, Piazza del Sacrario, Piazza del Plebiscito e le vie adiacenti, ma anche dalle parti di S. Pellegrino, dove non passa giorno che non si verifichi una rissa, uno scontro, un’aggressione, un episodio di criminalità, di violenza, di vandalismo più o meno grave.

IL PUNTO DI VISTA – L’ennesima indagine statistica su quel che è accaduto nelle province italiane nel 2024 – questa è del Centro Studi L24 de Il Sole24 Ore – ci consegna in questi giorni un quadro sulla criminalità.

Un quadro che si fonda, come indicatori, sulle denunce presentate nei confronti di vari reati. Ai vertici della graduatoria, diversamente da quanto avviene per la descrizione della qualità della vita, che privilegia le province “virtuose”, si pongono questa volta le province dove si delinque, o meglio si denuncia, di più. Così, la tentacolare, ricca, sviluppata ma complessa e problematica Milano si trova inevitabilmente in testa, accompagnata per lo più dalle città di maggiori dimensioni, come Roma, Napoli, Palermo, Bari, Firenze.

Viterbo, come spesso le accade, si trova a centro classifica, al 61° posto, e questo potrebbe essere già un risultato confortante. Tuttavia, si trova tra le prime posizioni per tentati omicidi (addirittura settimo posto) e per traffico di stupefacenti (quattordicesimo), e nei dintorni del 40° posto per omicidi, furti in abitazioni, rapine, danneggiamenti.

Beh, mi permetto di fare il mio mestiere, avendo insegnato alla Sapienza sia Metodologia della ricerca sociale che Sociologia della sicurezza urbana. Sulla metodologia, due appunti all’indagine de Il Sole 24 Ore. Il primo, è che il dato si fonda sulle denunce; forse non ci sono altre fonti statistiche e documentarie disponibili ( o forse sì…) ma c’è il rischio che ne venga fuori più un indice al rovescio di omertosità. A vedere il dato nazionale in una sintesi grafica, sembra che tutto sommato le province meridionali – con le ovvie eccezioni di grandi città come Napoli, Palermo e Bari – se la passino meglio quanto a criminalità, il che fa nascere qualche inevitabile perplessità nei luoghi di nascita di mafia, camorra, ‘ndrngheta, clan pugliesi e ‘ndrine varie.

Il secondo appunto è, come sempre, che il dato è una fotografia pressoché istantanea di certi fenomeni, mentre anche la criminalità, come il benessere, va valutata in una prospettiva temporale di medio periodo. Altrimenti un fatto eccezionale di cronaca rischia di stravolgere il quadro reale della situazione di una data provincia.

Senza contare che anche il dato medio di una provincia, calcolato per 100.00 abitanti, va considerato cum grano salis: ad esempio, il settimo posto della Tuscia per tentati omicidi (sembrerebbe roba da Bronx…) deriva da una decina di denunce fatte (3,6 x 100.000 abitanti) in relazione ad un paio di pur gravi episodi avvenuti nell’anno considerato.

Ciò detto, passiamo all’analisi sociale di criminalità e devianza concentrandoci su Viterbo. A Viterbo i fatti di cronaca nera di questi ultimi mesi, praticamente giornalieri, ci consegnano un quadro che merita una riflessione. Intanto, non c’é da stupirsi che si manifestino nel centro storico e non più nelle periferie, come avveniva in genere fino ad una ventina di anni fa. Perché mentre le periferie stanno facendo registrare un miglioramento essenziale sul piano della residenzialità e della convivenza virtuosa, si verifica un abbandono fisiologico dei centri storici e la loro progressiva trasformazione in ghetti per emarginati ed esclusi, per lo più immigrati che vivono precariamente la loro quotidianità.

E’ dato nazionale ed europeo: qualche giorno fa un collega di Parma mi raccontava dell’impossibilità di passeggiare tranquillamente, in ore serali e notturne, nell’area monumentale della notissima Piazza del Duomo, una zona conosciuta e apprezzata a livello internazionale. Stiamo parlando di una città bellissima e civilissima di provincia, stabilmente posizionata ai più elevati livelli di qualità della vita.

A Viterbo c’è un’area, compresa tra S. Faustino, Piazza del Sacrario, Piazza del Plebiscito e le vie adiacenti, ma anche dalle parti di S. Pellegrino, dove non passa giorno che non si verifichi una rissa, uno scontro, un’aggressione, un episodio di criminalità, di violenza, di vandalismo più o meno grave. E questo, nonostante in questi ultimi mesi si sia intensificato il controllo da parte delle autorità di pubblica sicurezza.

Ci possono essere dei correttivi? Certamente. Dal contrasto di certe derive del processo di gentrificazione alla demolizione dei ghetti urbani, dal miglioramento dell’accoglienza e dell’inclusione alle politiche sociali contro la povertà, dal riordino della vita sociale e commerciale nel centro storico agli interventi su mobilità e viabilità, dal miglioramento qualitativo dei controlli ad una maggior partecipazione e vigilanza cittadina, ecc.

Ma non è di questo che ora occorre parlare. Perché se ne parla ormai da tempo. Quel che allarma è proprio ciò che accade anche a Parma e in tanti altri centri storici di pregio, dove la visita notturna – specie nella buona stagione – dovrebbe acquistare un valore particolare e invitare il turista a soggiornare piuttosto che a fare una passaggio mordi e fuggi.

Che questi atti di violenza urbana si verifichino proprio nelle zone potenzialmente più attrattive della città, quelle dove i turisti dovrebbero
trovare un clima particolarmente accogliente e accattivante, è un danno che, per una città come Viterbo – che in futuro dovrà trarre sempre più vantaggio dalla sua dimensione storico-artistica, culturale e ambientale – può rivelarsi molto grave se non esiziale.

Chiudo con un invito all’Assessore Aronne: il nuovo Parco di Via S. Paolo è bellissimo, molti dei suoi visitatori vi scattano foto a ripetizione. Ma proprio per la sua articolata morfologia naturalistica rischia di diventare un allettante luogo di spaccio, di criminalità e di inciviltà al calar della sera, nonostante l’efficiente illuminazione. Per ora, già si esibiscono i soliti “sporcaccioni”, ma per questi forse potrebbe bastare una capillare distribuzione di cestini per i rifiuti. Per questioni più gravi, c’è da sperare che il Parco sia oggetto di vigilanza continua affinché sia soltanto un paradiso urbano per tutti i cittadini e i visitatori. Anche di sera, e di notte.

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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