
EDITORIALE – Questo sabato il tradizionale mercato cambia sede: via dalla storica area sosta del Sacrario e approdo nel quartiere Carmine. La decisione è nella gondola dei commenti, con la canonica e inevitabile spaccatura tra favorevoli e contrari. Bene? Male? Non lo sappiamo, in realtà non può saperlo nessuno. Perché nonostante la tuttologia sia il male più diffuso di questi ultimi anni, esploso per colpa dei social, la verità che nessuno sostiene è che per valutare una decisione nella stragrande maggioranza dei casi serve il tempo giusto per dare la prospettiva.
Registriamo una cosa in tutta questa vicenda: la politica ha deciso. Il risultato sarà da applaudire? Saranno da “crocifiggere” in sala mensa? Ora possiamo soffiare nel vento solo opinioni. Possiamo armarle con la supponenza e l’arroganza che vogliamo ma le opinioni non sono la realtà e quindi lasciano il più delle volte il tempo che trovano.
La politica ha deciso, signori. Non so se ci rendiamo conto ma è questo il centro di quello che sta accadendo. In un pugno di giorni abbiamo assistito ai capogruppo di maggioranza presentare la proposta di spostamento, portarla in consiglio e determinare il cambiamento. Questo significa una cosa importante, troppo dimenticata: se si vuole si può governare. Sbagliare? Indovinare? Tutto possibile ma decidere è il punto di svolta.
Lo spostamento del mercato è un’azione che rimette in discussione un assetto fallimentare, i numeri e l’esperienza lo dimostrano, del centro di Viterbo. Un assetto fallito che rende molti scontenti e che da lungo tempo non produce nulla di buono. Colpa del mercato al Sacrario? No, chiaro. Sarebbe ridicolo pensarlo.
Si sta immaginando però un nuovo mercato. E lo si fa non certo perché qualcuno vuole peggiorare la situazione, magari alla fine la peggiorerà pure ma tutto deve ancora accadere e sostenerlo ora per tenere tutto come è funziona poco se si vuole sviluppare un percorso di crescita. Si sta immaginando un sabato diverso in centro. Magari domani la politica, che tutto può e può decidere e fare (mercato docet), penserà che nel 2020 al posto di una spianata di posti auto (se va bene pieni ma spesso vuoti) si possa immaginare un parco. Un parco bello per i viterbesi, un parco biglietto da visita per i turisti. E sotto magari un multipiano. Per dare posti macchina ai residenti, semplificargli la vita e riportare gente a vivere in centro. Per offrire parcheggi a uno shopping in centro che tutti ci auguriamo possa trovare la sua strada per attirare persone.
Pensare un percorso di sviluppo delle cose è la politica. Magari si rivelerà tutto un grosso errore, magari sarà un fallimento. Ma se ti muovi da una situazione fallita e vai dentro un fallimento poco perdi. Allora, ci sono situazioni, in cui conviene muoversi. E’ utile fare passi. Il mercato spostato è un passo, è un segno di una politica che si muove. Cadrà? Forse. Di certo non possiamo augurarle di cadere, come taluni paladini finti della città non perdono occasione di fare, solo perché così si pensa sarà sgombrato il campo al proprio campione alla guida della città.
Gli uomini o le donne con la bacchetta magica non esistono. La politica e l’amministrazione sono una cosa seria. Fatta di fatica, di piccoli passi, di decisioni, sbagli e risultati ottenuti. Tutto il resto è esaltazione ed esaltati. Oggi non vogliamo dire che spostare il mercato è un errore o una grande soluzione. Creiamo una terza platea. Siamo quelli che non lo sanno, che non leggono il futuro e che hanno chiara una cosa: chi vince amministra e in questo va rispettato evitando di pompare veleno nei pozzi della città. Perché bisogna capire che poi quell’acqua la beviamo tutti: tanto quelli delle fazioni quanto quelli della terza platea (vittime innocenti di un giocaccio senza gloria). E questa è la cosa più putrida, peggio anche di amministrare sbagliando.


















