

Il Leonardo Michelini di oggi è lontano parecchio dall’immagine del sindaco efficiente e operativo proiettata sul maxischermo della campagna elettorale nella primavera del 2013. A due anni di distanza, a pochi mesi dal giro di boa dell’attuale amministrazione, ci si rende conto delle discrepanza tra l’idea di partenza e l’azione concretizzata e da concretizzare.
La città ha accordato all’imprenditore il consenso necessario per vincere, sperando così di mettere nuovo carburante nel motore di una città visibilmente stanca e bisognosa di afferrare un futuro che sembra a portata di mano ma che poi puntualmente finisce per sfuggire. L’uomo che avrebbe dovuto afferrarlo, così si era venuto a determinare nell’immaginario collettivo cittadino, doveva essere appunto Michelini.
“Viterbo, un’impresa possibile”, il suo vessillo. Una roba che sembrava convincente e incoraggiante. Alla luce di questi due anni però il “possibile” sembra essersi sbiadito parecchio, lasciando solo “Viterbo, un’impresa”. E veramente sembra un’impresa, un qualcosa di ostico e temerario cambiare il volto della città, andare avanti e costruire futuro.
La maggioranza del sindaco è sfilacciata, sfibrata. Spesso sembra di assistere al traccheggio di un’armata perduta. E anche sul volto di Michelini ha fatto “capoccetta” la stanchezza e lo scoramento. Questo non è bene per la città, ovviamente. Indipendentemente dal credo politico di ognuno.
E’ quindi forse opportuno cercare di chiedersi cosa non è andato, nella speranza che chi amministra trovi il coraggio di metterci una pezza. Sempre che viva nel nostro stesso mondo e non in uno parallelo dove invece tutto va a gonfie vele e quella di Michelini appare allo specchio una squadra fortissima, tipo il Real.
La percezione è che a mancare sia un manico. C’è chi dice che a giocare il ruolo dovrebbe essere il sindaco ma è possibile vederla in maniera più estesa e ritenere che potrebbe essere anche un qualche suo stretto collaboratore. Un responsabile di segreteria e un portavoce per esempio potrebbero aiutare a rimettere in quadro la situazione.
Manca anche una comunicazione interna, una condivisione, la costruzione di camere di confronto tra i vari pezzi della maggioranza. La sensazione è che in questa amministrazione si siano creati gruppi in contrapposizione tra loro e incapaci di sintesi, ma anche di visione e di condivisione di un progetto di città.
La sensazione è che non ci sia neanche un’agenda, una road map per tappe. In campagna elettorale Michelini aveva dipinto un metodo: “Metteremo in fila i problemi e li risolveremo uno dopo l’altro”. Nei fatti i problemi sembrano essere stati generati: vedi il caso assurdo della rottura col Sodalizio o per venire a cose più recenti la polveriera sulle tariffe delle mense scolastiche.
O Michelini riesce a invertire il meccanismo o diventa difficile, e sconveniente per la città, pensare di tirare a campare per i prossimi tre anni.

















