Cosa resta dell’impresa possibile di Leonardo Michelini e cosa si può fare?
Roberto Pomi
Stati Generali 02 800x120
Che cosa è Leonardo Michelini oggi? Le debolezze messe in mostra da questa amministrazione possono essere sanate? Si troverà il coraggio di cambiare verso o si tirerà a campare fino a quanto regge la paura di andare a casa?

Il Leonardo Michelini di oggi è lontano parecchio dall’immagine del sindaco efficiente e operativo proiettata sul maxischermo della campagna elettorale nella primavera del 2013. A due anni di distanza, a pochi mesi dal giro di boa dell’attuale amministrazione, ci si rende conto delle discrepanza tra l’idea di partenza e l’azione concretizzata e da concretizzare.

La città ha accordato all’imprenditore il consenso necessario per vincere, sperando così di mettere nuovo carburante nel motore di una città visibilmente stanca e bisognosa di afferrare un futuro che sembra a portata di mano ma che poi puntualmente finisce per sfuggire. L’uomo che avrebbe dovuto afferrarlo, così si era venuto a determinare nell’immaginario collettivo cittadino, doveva essere appunto Michelini.

“Viterbo, un’impresa possibile”, il suo vessillo. Una roba che sembrava convincente e incoraggiante. Alla luce di questi due anni però il “possibile” sembra essersi sbiadito parecchio, lasciando solo “Viterbo, un’impresa”. E veramente sembra un’impresa, un qualcosa di ostico e temerario cambiare il volto della città, andare avanti e costruire futuro.

La maggioranza del sindaco è sfilacciata, sfibrata. Spesso sembra di assistere al traccheggio di un’armata perduta. E anche sul volto di Michelini ha fatto “capoccetta” la stanchezza e lo scoramento. Questo non è bene per la città, ovviamente. Indipendentemente dal credo politico di ognuno.

E’ quindi forse opportuno cercare di chiedersi cosa non è andato, nella speranza che chi amministra trovi il coraggio di metterci una pezza. Sempre che viva nel nostro stesso mondo e non in uno parallelo dove invece tutto va a gonfie vele e quella di Michelini appare allo specchio una squadra fortissima, tipo il Real.

La percezione è che a mancare sia un manico. C’è chi dice che a giocare il ruolo dovrebbe essere il sindaco ma è possibile vederla in maniera più estesa e ritenere che potrebbe essere anche un qualche suo stretto collaboratore. Un responsabile di segreteria e un portavoce per esempio potrebbero aiutare a rimettere in quadro la situazione.

Manca anche una comunicazione interna, una condivisione, la costruzione di camere di confronto tra i vari pezzi della maggioranza. La sensazione è che in questa amministrazione si siano creati gruppi in contrapposizione tra loro e incapaci di sintesi, ma anche di visione e di condivisione di un progetto di città.

La sensazione è che non ci sia neanche un’agenda, una road map per tappe. In campagna elettorale Michelini aveva dipinto un metodo: “Metteremo in fila i problemi e li risolveremo uno dopo l’altro”. Nei fatti i problemi sembrano essere stati generati: vedi il caso assurdo della rottura col Sodalizio o per venire a cose più recenti la polveriera sulle tariffe delle mense scolastiche.

O Michelini riesce a invertire il meccanismo o diventa difficile, e sconveniente per la città, pensare di tirare a campare per i prossimi tre anni.

Altro dagli stessi argomenti:Leonardo Michelini
aiac_banner_02
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
TdP_Inalazioni
POST FB 02
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Fune 300x300
monastero interno
domenicale post
lafune_300 x 600
Onda
aiac_banner_01
asvis 2