
VITERBO – La Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di istigazione al suicidio sulla morte del tredicenne Shyliuk Artem. Gli inquirenti stanno scavando nella vita del ragazzo. Nelle ultime ore si sta passando al setaccio il contenuto del suo smartphone, con particolare attenzione alle app di messaggistica, e quello del tablet. Gli inquirenti sono anche andati all’Istituto Egidi, dove il giovane era studente.
L’obiettivo investigativo è scandagliare la vita quotidiana, in modo particolare i rapporti con i compagni di classe e il personale scolastico. Una delle ipotesi in ballo infatti è che il gesto estremo del tredicenne possa avere in sé l’ombra del bullismo. Da quanto emerso Shyliuk Artem era un ragazzo socievole, capace di integrarsi, che aveva imparato rapidamente l’italiano (era in Italia da settembre 2024), e amante dello sport (soprattutto pallavolo e atletica).
L’ipotesi investigativa serve per interrogare persone e muoversi dentro gli ambienti dove il ragazzino viveva le sue giornate. Si vuole capire se dietro il possibile suicidio (l’autopsia di oggi darà la certezza definitiva) possano esserci segni di isolamento, derisione o pressione emotiva. “Cosa è accaduto nella sua mente”? Questa la domanda a cui si vuole dare una risposta. Si vuole verificare che lo studente non sia stato vittima di episodi reiterati che possono avere inciso sul suo equilibrio. E di conseguenza si vuole comprendere se qualcuno possa avere istigato, rafforzato o agevolato il gesto estremo con parole o pressioni psicologiche nel tempo.
L’azione investigativa punta a verificare o meno l’esistenza di zone di ombra dietro le apparenze dei primi riscontri, dai quali non sarebbe emersa traccia di nessuna situazione particolare.
Il ragazzo è precipitato dal terzo piano di un appartamento di via Palmanova, nel quartiere Paradiso, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio.

















