Corso Italia, chi deve fare cosa
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Il cambiamento corre veloce e non permette rattoppi e tanto meno pezze a colore ma neppure, come ho scritto, palliativi affidati alla buona volontà di pochi. Nel frattempo, oggi ho ricevuto tre pacchi dall’e-commerce…

Caro Della Rocca, hai ragione (leggi qui). Il sottoscritto di professione non fa l’organizzatore di eventi. Ci ho provato negli anni Novanta, da assessore provinciale, per l’Itinerario Farnesiano, spettacoli nei palazzi rinascimentali del Viterbese, per il Festival Nazionale del Teatro Amatoriale, per i Concerti d’Arpa Celtica a partire da Alan Stivell e proseguire con i suoi seguaci, e stavo complottando per riuscire a creare una pista ciclopedonale intorno al Lago di Bolsena (impresa titanica da Bolsena a Montefiascone…) con l’intento di farne il teatro di eventi naturalistici e storici.

Tutto finito; perché gli ostacoli umani e quelli burocratici, le autoreferenzialità localistiche, come dici tu, alla fine hanno prevalso. Per Corso Italia dovrebbe funzionare come funzionano tutti i centri commerciali. Se l’iniziativa è pubblica, l’autorità organizzatrice apicale è il Comune, che ci mette gli spazi (la strada, il parcheggio coperto e li accessi), i servizi (copertura rimovibile della via, vigilanza e igiene) e le facilities (sconti sulle tasse, ecc.), poi si possono creare consorzi tra gli operatori che se non sono scemi approfittano della torta.

Se l’iniziativa è privata immagino che si riesca a fare quel che si fa al Centro Commerciale Ipercoop o al Centro Commerciale La Bufalotta, tanto per fare due esempi a portata di mano. I nuovi imprenditori, diversamente dai loro padri e nonni, non sono più intenti a scrutare con occhio grifagno l’orto del vicino, come ai tempi di Checco e Nina, ma appartengono alle generazioni X e Y e fanno riferimento alla società globale, che non tollera provincialismi.

In tali casi ci si affida ad una professionalità riconosciuta nel campo dell’organizzazione e della gestione del progetto commerciale e si dialoga con il Comune per realizzare un obbiettivo concordato. Il tutto, sapendo che il cambiamento corre veloce e non permette rattoppi e tanto meno pezze a colore ma neppure, come ho scritto, palliativi affidati alla buona volontà di pochi. Nel frattempo, oggi ho ricevuto tre pacchi dall’e-commerce…

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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