
La sensazione è che sia finita un’epoca e ne debba nascere un’altra, anche per la città di Viterbo. Piaccia o non piaccia iniziano a esserci diverse persone che non vogliono mettere l’anello al naso, sfidano le mode e pensano al domani. Abbiamo assistito questa mattina alla conferenza stampa di Paolo Pelliccia. Un “pazzo” visionario. Ha dichiarato: “Io sono sottocultura”. In queste tre parole c’è un sacco di roba, c’è un pensiero che in città inizia a essere diffuso, trasversale, fuori dai vecchi schemi, nuovo.
Pelliccia parla e mi guardo sopra. Trovo i nomi di miti personali e non della letteratura che mi sovrastano. Sposto gli occhi a destra, a sinistra. Ricordo rapidamente cosa ho visto prima. E’ lo spazio della biblioteca di viale Trento. Quando ci venivo a studiare da liceale era un vero e proprio cesso. Faceva cagare. E mentre penso questo sento Pelliccia che dice: ‘Ho da suggerire un bando alla Regione Lazio: ‘Io cago’.
Mi viene da ridere. Vedo un signore di una certa età, potrebbe essere anche mio nonno (non me ne voglia). Si chiede dove stanno i politici che dovrebbero rappresentarci. Lo chiede in una folle conferenza stampa, mai vista a Viterbo una roba del genere. Dice le stesse cose e fa le stesse domande che ci facciamo con i miei amici del bar, con la mia ragazza quando al termine di una giornata di lavoro più di metà se ne va in tasse in cambio di servizi di merda. Dice le stesse cose che ci diciamo con mio padre, quando parliamo di politica e tirando le somme pronunciamo frasi pesanti. Insomma quello che tantissimi dicono in privato Pelliccia l’ha detto alla stampa. L’ha scritto, in buona sostanza, su tutti i giornali della città.
Significa qualcosa? Mi piace pensare tutto questo in linea con l’azione, sgangherata e difficile di diverse associazioni culturali della città. Azione che iniziò con un “no” a Barelli assessore alla Cultura, nel giugno scorso. Che è continuata con il rifiuto, sempre delle associazioni, di partecipare al bando del Carnevale. E con la decisione, pesante, di alcune di non chiedere più i soldi al Comune per le proprie iniziative. C’è pure dell’altro, tanto altro.
Il messaggio sembra piuttosto chiaro: il potere è tale se svolge una funzione di servizio. Altrimenti va rottamato. Anche per i viterbesi sembra arrivato il momento di capire che non sono loro a girare intorno ai politici, ma i politici intorno a loro. Rivoluzione Copernicana!


















