
VITERBO – Condannato a tre anni e quattro mesi Baris Kaya, 23enne curdo arrestato nel blitz “di Santa Rosa” nel B&B sulla salita che porta alla basilica. Una giornata che i viterbesi non dimenticheranno. Il reato di cui è stato giudicato colpevole è detenzione di armi clandestine, punto.
Non c’era alcuna intenzione di aprire il fuoco sulla folla, durante il Trasporto della Macchina. Con Baris Kaya era stato arrestato il 26enne turco Abdullah Atik. Non è stato possibile processarlo perché lo scorso 5 febbraio si è impiccato nel carcere di Mammagialla. Si chiude così un fatto di cronaca che aveva lasciato i viterbesi increduli. Che per giorni aveva reso Viterbo “capitale” della mafia turca.
Il singolo fatto alla fine non era grave come in un primo momento ipotizzato. I due avrebbero semplicemente scelto di stare nel B&B sbagliato, nel momento più sbagliato che gli poteva capitare. Per questo sarebbero finiti in manette. Difficilmente infatti, se non si fossero trovati lungo il tragitto della Macchina di Santa Rosa, sarebbero stati scoperti. E avremmo saputo cosa ci stavano a fare due turchi, forse tre, rintanati in un covo a Viterbo con al seguito delle armi significative: una mitraglietta Tokarev di fabbricazione est-europea, due pistole semiautomatiche Browning, tre caricatori e numerose munizioni calibro 9.
Al di là dell’epilogo giudiziario rimane la presenza sul territorio della Tuscia della mafia turca. Di cui, a questo punto, il blitz di Santa Rosa rimane l’episodio meno inquietante.
L’arresto del mega boss Boris Boyun
Nel maggio 2025 a Viterbo (Bagnaia) era stato infatti arrestato Boris Boyun, 39 anni. E’ considerato la mente di una vasta rete criminale internazionale. Sempre a Viterbo c’era una cellula che ruotava intorno al boss Boyun e a Vetralla la polizia ha anche trovato un arsenale con bombe a mano e mitragliette Uzi. Durante quell’operazione gli investigatori hanno capito che Ismail Atiz si nascondeva nella Tuscia.
L’arresto di un altro big: Ismail Atiz
Il 25 agosto 2025 l’arresto di un altro pezzo da novanta: Ismail Atiz. Si nascondeva in una stanza anonima di un affittacamere nel cuore di Viterbo. Un volto straniero, basso profilo, poche tracce lasciate dietro di sé. Ma su quell’uomo, un cittadino turco, pendeva un mandato di cattura internazionale: la Turchia lo cerca da tempo come vertice di una banda dedita al riciclaggio, alla violenza, all’estorsione.
A incastrarlo, una serie di verifiche della squadra mobile. Movimenti, contatti, abitudini. E così, quando ieri la polizia ha deciso di entrare in azione, non c’era margine per l’errore. Un blitz calibrato, condotto insieme agli agenti del reparto volante. Questione di secondi: l’irruzione, il fermo, la resa.
Con lui, tre connazionali trovati in una stanza adiacente. Identificati e portati in questura. Lui invece – l’uomo con troppi conti aperti e troppi nemici – è stato trasferito al carcere di Viterbo.


















