Colpo grosso sul centro storico, da Palazzo dei Priori ossigeno per la rinascita
Aronne
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Non è solo burocrazia, non è solo tecnica urbanistica: è la leva che, nelle intenzioni di Palazzo dei Priori, dovrebbe finalmente scardinare le catene che per anni hanno tenuto il centro storico e le zone agricole in una sorta di letargo forzato.

VITERBO – Ci sono atti amministrativi che passano tra i banchi del consiglio quasi in sordina, tra una discussione tecnica e l’altra, ma che hanno la forza di un terremoto gentile. La delibera sulla semplificazione del cambio di destinazione d’uso dei fabbricati, appena incassata dal consiglio comunale, è una di queste. Non è solo burocrazia, non è solo tecnica urbanistica: è la leva che, nelle intenzioni di Palazzo dei Priori, dovrebbe finalmente scardinare le catene che per anni hanno tenuto il centro storico e le zone agricole in una sorta di letargo forzato.

La città ha bisogno di ossigeno e questa delibera, che cavalca lo spirito della legge regionale 7/2017, arriva a spalancare le finestre. Il concetto è semplice, quasi rivoluzionario nella sua concretezza: rendere facile ciò che prima era un’odissea. Significa trasformare muri spenti in opportunità.

La sindaca Chiara Frontini non usa giri di parole nel definire il perimetro della manovra: “Un provvedimento volto a semplificare, che vuole agevolare il commercio in un centro storico che deve tornare a pulsare, dare risposte definitive a chi ha immobili in zona agricola e incentivare quella ricettività turistica che a Viterbo è la vera, grande scommessa da vincere”.

È una strategia di cucitura, quella messa in campo. Un puzzle che si compone pezzo dopo pezzo, come ama ripetere l’assessore alla qualità degli spazi urbani, Emanuele Aronne, che di questo provvedimento è l’architetto operativo: “Zone di Viterbo paralizzate da una normativa che nel tempo era diventata una gabbia potranno finalmente rigenerarsi. Stiamo togliendo i freni a mano a un motore che ha una potenza enorme, ma che finora non ha potuto correre”.

La portata di questo atto sta tutta qui: nella capacità di trasformare il “non si può fare” in un “si può progettare”. È la fine di una paralisi atavica, un cambio di passo che guarda al futuro del decoro urbano ma, soprattutto, all’economia reale. Perché un fondo che cambia destinazione d’uso è, spesso, un nuovo negozio che apre, una stanza che diventa ospitalità, un casale che si salva dal degrado.

Adesso la palla passa alla Regione per l’approvazione finale, ma la strada è tracciata. E tra trenta giorni, quando si aprirà la finestra per le osservazioni sul sito istituzionale del Comune, scopriremo se la città è pronta a cogliere questa occasione. Perché la rigenerazione urbana, quella vera, non si fa solo con il cemento, ma con la volontà di tornare a credere che ogni angolo di questa nostra Viterbo – dal corso più nobile alla periferia più rurale – meriti una seconda chance.

La rivoluzione è iniziata. E stavolta, a quanto pare, non sarà solo sulla carta.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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