Cocktail pericolosi da cui stare alla larga e buttare via
TRUMP
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Nelle ore in cui ricorre la giornata della memoria ci viene da pensare a questo. Vogliamo ricordarci dello scempio contro l'umanità portato avanti dalla politica guidata da Hitler e dal suo popolo e alleati. Vogliamo ricordarci i meccanismi di quell'azione contro l'umanità. Vogliamo avere la libertà di riscontrare quegli stessi meccanismi oggi quando appaiono.

EDITORIALE – Donald Trump sputa sui militari europei, quindi anche italiani, morti in Afghanistan dentro venti anni di guerra. In queste ore, vicino Ramallah, due carabinieri, in servizio presso il Consolato Italiano a Gerusalemme, sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un mitragliatore da un colono israeliano. A Minneapolis lo stato di diritto sembra essere stato sospeso dall’azione dell’ICE, che spara sugli americani e li uccide.

Non sono i fatti a fare paura. I fatti sono incredibili ma la paura vera arriva dalle narrazioni costruite per legittimare quanto non dovrebbe esistere. A fare paura sono le menzogne costruite ad arte dal potere per coprirsi. Esattamente quanto è sempre accaduto nei regimi totalitari. Ci andavano a nozze tanto Adolf Hitler quanto Joseph Stalin con l’arte della menzogna. Avevano sempre un nemico contro cui scagliare la folla di zombie a cui avevano ridotto i loro popoli. Hitler aveva trovato il grande mostro negli ebrei. Ma non si sarebbe fermato lì. In effetti nei campi morirono anche omosessuali e testimoni di Geova, oltre ai sempre buoni a morire come pensatori e oppositori politici. “Finiti” gli ebrei Hitler avrebbe trovato altri nemici. Stalin durando di più (trenta anni rispetto ai 10 del suo compare tedesco) ebbe modo di fare emergere più nemici: i proprietari terrieri, gli ufficiali dell’esercito, etc. Nemici non di razza, come nella perversa variante alemanna, ma di classe. Consigliamo la lettura di Arcipelago Gulag per “comprendere” la crudeltà e l’immoralità.

I nemici tanto cari ai narcisisti che si imbarcano in politica, a tutti i livelli. Una sera di diversi anni fa mi ritrovai a parlare con un giornalista nazionale, uno di quelli che stanno spesso in televisione. Mi ha raccontato i “mille vizi” della classe politica e i loro problemi di droghe. Non solo quelle “sniffate” ma molte altre: le donne, i soldi e persino (badate un po’) i nemici. “Ci sono quelli che vanno a nemici”, mi disse. Una frase che mi è rimasta impressa. “Andare a nemici” effettivamente è una droga. E’ un qualcosa che, quando sei vuoto come una canna, serve a darti una direzione, uno scopo, financo qualcosa da fare e attraverso cui esistere e per cui farti notare dagli altri.

Per questo ogni volta che sento un politico, di qualsiasi livello, parlare alle persone evocando nemici comprendo all’istante che sarebbe da togliere di mezzo. Con il voto ovviamente. Così ogni volta che sento raccontare una menzogna a un politico comprendo che l’unica cosa buona da fare è mettergli fine. Politicamente parlando sempre. Un politico, a qualsiasi livello, beccato a usare menzogne e ad aprire caccia ai nemici starebbe bene in un qualsiasi altro punto della società. Andrebbe bene dietro un banco di macelleria, o al mercato generale a tirare giù le cassette o dentro una bella ghiacciaia dove si conserva il pesce o anche a spurgare le fognature. Non sta invece bene a decidere e amministrare. Non ne ha i requisiti morali, comportamentali e psichici.

Lo sputo del presidente Trump sui nostri militari italiani è vergognoso. Innanzitutto perché è una menzogna, come i fatti dimostrano. Poi anche perché il presidente Usa da troppo tempo sta giocando al giochino degli europei nemici dell’America. Menzogne e nemici, ecco il drink preferito dalle mentalità totalitarie.

Nelle ore in cui ricorre la giornata della memoria ci viene da pensare a questo. Vogliamo ricordarci dello scempio contro l’umanità portato avanti dalla politica guidata da Hitler e dal suo popolo e alleati. Vogliamo ricordarci i meccanismi di quell’azione contro l’umanità. Vogliamo avere la libertà di riscontrare quegli stessi meccanismi oggi quando appaiono. Anche se questo significa invitare a riflettere sul presidente degli Stati Uniti. “E’ stato eletto” direbbe qualcuno. Esattamente come fu eletto Hitler, rispondiamo.

“Bisogna assecondarlo perché è potente. Bisogna essere furbi”, direbbe qualcun altro. Esattamente come dissero tanti negli anni Trenta e poi Quaranta. La furbizia è una qualità demoniaca che alla fine si ritorce contro tutti. In Afghanistan sono morti 53 militari italiani. Lo hanno fatto, loro sì, per la democrazia e la libertà di un popolo. Così come ogni giorno i carabinieri italiani lavorano e rischiano per difendere la libertà, la pace, i diritti delle persone. Farli inginocchiare mettendoli sotto tiro è inaccettabile. Che a farlo sia stato un israeliano è una cosa che oggi appare ancora più terribile. Di solito chi vive l’ingiustizia non la perpetua ma evidentemente non vale per tutti.

Leggi i nomi dei 53 italiani morti in Afghanistan

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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