"Clean Garden", la giustizia pulisce i giardini di via Cattaneo. Due morti di overdose portano all'arresto di un pusher 60enne
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"Clean Garden" non è solo un’operazione di polizia, è un richiamo alla responsabilità. Perché dietro ogni cessione, dietro ogni panetto di hashish o dose di eroina, non c’è solo un reato. C’è una scia di vite a rischio, c’è la sicurezza di un parco pubblico che appartiene ai cittadini e che non può essere teatro di un mercato di morte.

VITERBO – C’è un parco, a Viterbo, a lato di via Cattaneo, che per troppo tempo ha ospitato il silenzio complice di una cronaca oscura. Un luogo di aggregazione che, nelle pieghe della quotidianità cittadina, era diventato il crocevia di un mercato fatto di ombre e disperazione. Una situazione di degrado che questo giornale ha più volte reso pubblica con diversi servizi. L’hanno chiamata “Clean Garden” questa operazione della Polizia di Stato, e il nome, stavolta, non è un esercizio di stile, ma una promessa di decoro e legalità strappata a una realtà difficile.

Il filo rosso che lega questa inchiesta parte da lontano, dal novembre del 2024. Due morti per overdose. Due vite spezzate che hanno lasciato dietro di sé non solo il dolore delle famiglie, ma un interrogativo inquietante che ha spinto gli investigatori a scavare nel sottobosco degli assuntori di eroina del capoluogo. Non era solo tragedia, era un segnale che il tessuto sociale della città stava subendo una ferita profonda.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno saputo guardare oltre la superficie, pazientemente. Pedinamenti, osservazione, tecnica che entra nei luoghi dove il tempo sembra fermarsi per contrattare la propria rovina. È così che è emersa la figura di un sessantenne viterbese: un pregiudicato che, nonostante si trovasse già ai domiciliari, aveva trasformato la propria condizione in una sorta di ufficio di collocamento per il dolore altrui. La gestione del traffico di eroina e hashish, in arrivo dalle province vicine, non si fermava nemmeno di fronte alle sbarre invisibili della misura cautelare.

Il 26 maggio, il blitz. Sei perquisizioni, il fiuto infallibile dei cani poliziotto a setacciare ogni angolo, la fine di una gestione che si credeva indisturbata. Il bilancio è pesante, come i capi d’imputazione che pesano sui protagonisti di questa vicenda: un arresto in carcere per il sessantenne, i domiciliari per una donna di 46 anni, e quattro denunce a piede libero che allargano il raggio d’azione di una rete che aveva ramificazioni ben precise.

“Clean Garden” non è solo un’operazione di polizia, è un richiamo alla responsabilità. Perché dietro ogni cessione, dietro ogni panetto di hashish o dose di eroina, non c’è solo un reato. C’è una scia di vite a rischio, c’è la sicurezza di un parco pubblico che appartiene ai cittadini e che non può essere teatro di un mercato di morte.

La Polizia di Stato ha fatto la sua parte, restituendo un pezzo di città ai suoi legittimi proprietari. Resta, però, la consapevolezza che il contrasto allo spaccio è una partita che si gioca ogni giorno, tra le pieghe della nostra comunità. E che operazioni come questa sono necessarie per evitare che il silenzio, ancora una volta, torni a essere il padrone dei nostri giardini.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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