

CIVITA CASTELLANA – In questo angolo di Tuscia, che in fondo è la vecchia Stalingrado etrusca, la sede del Partito Democratico si trasforma, scheda dopo scheda, nel quartier generale di un terremoto politico che promette di far tremare i palazzi non solo di Civita Castellana, ma dell’intera provincia. Intorno alle 22, con 10 sezioni su 16 scrutinate, il dato parziale somiglia a una sentenza senza appello: sarà ballottaggio tra il centrosinistra di Danilo Corazza e la proposta centrista di Claudio Parroccini.
I numeri cantano: Corazza si attesta al 40,70%, inseguito da Parroccini al 25,15%. Poi il vuoto, o meglio, le macerie. Perché la vera notizia, la tara politica che condizionerà i prossimi anni nella città delle ceramiche, è il crollo verticale dell’ex sindaco Luca Giampieri, che affonda a un marginale 16,04%. Dietro di lui Francesco Romito (10,31%) e Franco Laugeni (7,81%).
Lo schiaffo a Fratelli d’Italia e il fattore dinastico
La sconfitta di Luca Giampieri non è una semplice batosta elettorale, è una caporetto politica. Il verdetto delle urne civitoniche suona come uno schiaffo pesantissimo, quasi un disconoscimento di un’intera stagione amministrativa. Ma c’è di più. La débâcle di Giampieri junior apre inevitabilmente una faglia profonda, un aspro processo interno a Fratelli d’Italia. Impossibile non guardare al dato dinastico e territoriale: Civita Castellana è la culla politica di Massimo Giampieri, leader provinciale dei meloniani e padre dell’ex sindaco. Il fatto che il feudo di famiglia sia stato espugnato in questo modo – con il candidato ufficiale ridotto a un terzo dei voti dei due leader – mette a nudo le fragilità della leadership provinciale del partito proprio alla vigilia di altre partite pesanti sul territorio della Tuscia.
Un pozzo avvelenato per la Tuscia
La frattura insanabile all’interno del centrodestra locale è il peccato originale di questa tornata. Una spaccatura che ha visto pezzi di coalizione storica cannibalizzarsi a vicenda pur di consumare vendette interne. Il “fatto di Civita” ha l’effetto immediato di avvelenare i pozzi di tutto il centrodestra viterbese. Le scorie di questa campagna elettorale sanguinosa non si fermeranno ai piedi del Monte Soratte: sono destinate ad avere strascichi lunghi, pesanti e dolorosi sui tavoli provinciali e sulle future alleanze.
Il rebus del secondo turno e lo spettro della vendetta
Adesso si apre la partita più difficile, il rebus dei quindici giorni che separano Civita Castellana dal secondo turno. La domanda che rimbalza nei bar e nelle segreterie politiche è una sola: dove andranno i voti di Giampieri? Sulla carta, la logica dei blocchi geopolitici della destra dovrebbe far convergere quei voti su Parroccini in chiave anti-sinistra. Ma la politica, specie in questa Civita Castellana, non è fatta di algida matematica. In questo momento, a muovere le diplomazie sotterranee saranno soprattutto l’umore politico e, inutile girarci intorno, lo spirito di “vendetta” dopo una rottura così traumatica. Ed è proprio questo risentimento interno al centrodestra che rischia di spianare la strada a Danilo Corazza. Per il centrosinistra, guardare gli avversari che continuano a darsi battaglia sulle macerie è il miglior viatico possibile per tentare il colpaccio. Non resta che attendere. Ci separano ancora due settimane di fuoco nella fornace politica di Civita Castellana. Un tempo lunghissimo in cui i telefoni scotteranno e i veleni continueranno a scorrere. La corsa verso il ballottaggio è ufficialmente cominciata.

















