
VITERBO – Qualche ora di pioggia e la città capoluogo finisce puntualmente sott’acqua. Per coprire tutta una serie di problemi esistenti da anni va di moda, di questi tempi, usare la coperta del cambiamento climatico. Ma l’atteggiamento “giustificatorio” e “rassegnato” che questa “scusa” determina non porterà a nessuna soluzione delle problematiche che rimangono.
Quella del tre ottobre tra l’altro è stata una pioggia intensa ma non si può, a essere seri, parlare di una “bomba d’acqua”. Termine quest’ultimo spesso anche eccessivamente abusato.
Le immagini di quello che è accaduto nella città di Viterbo nel pomeriggio di ieri deve fare riflettere e spingere chi amministra a prendere provvedimenti rapidi. Lo diciamo senza polemica, senza volere politicizzare una questione seria e che non ha colore politico.
Le colpe dello stato attuale vanno ricercate almeno nelle ultime tre-quattro amministrazioni, compresa quella guidata da Chiara Frontini (comunque a Palazzo dei Priori da due anni e mezzo).
La verità è semplice: vanno stappate le caditoie e ripuliti i canali di scolo. Abbiamo fatto un giro proprio mentre pioveva e constatato che non c’è un tombino che fa scolare l’acqua. Questo perché sono attappati, come descritto in un articolo de La Fune di qualche settimana fa.
A Viale Bruno Buozzi, nella giornata di ieri, l’acqua è entrata in diversi palazzi. La Teverina si è bloccata, le scale del sottopassaggio di piazza Crispi sono diventate una cascata e diverse strade sembravano fiumi. Tra queste sottolineiamo via Carlo Cattaneo, particolarmente frequentata da bambini e ragazzi di ogni età. La pioggia già è un fattore che aumenta il rischio quando poi genera fiumi in caduta libera dove transitano centinaia di bambini la pericolosità della situazione per la pubblica incolumità sale.
Palazzo dei Priori deve fare una variazione di bilancio per agire con urgenza sulla questione pulizia delle caditoie. Dire che non risolverebbe è una “coperta ideologica” buona a giustificare l’immobilismo. Le bombe d’acqua esistono, così come il cambiamento climatico, ma quella del tre ottobre non è stata una bomba d’acqua ma un temporale come quelli degli anni Ottanta e Novanta quando il green deal ancora non era stato concepito.


















