

VITERBO – Quanto sta accadendo intorno alla ciclabile di via della Pila i cittadini fanno fatica a comprenderlo. La politica invece proprio non ha provato nemmeno a spiegare. Alla fine la politica può anche non spiegare, decide e fa. Salvo quando vuole raccontarsi inclusiva, partecipata e similari.
A occhio e croce su quel tratto di ciclabile qualche problema sembra esserci davvero. E se a dirlo è questo giornale che le ciclabili le ha sempre difese, anche quando in tantissimi ci hanno sputato sopra, forse un attimo di silenzio intelligente andrebbe ritagliato. Salvo volere attaccare i soliti “giornalisti marchettari”, “i servitori dei poteri forti”, “gli schiavi di Mammona”, “i sionisti massoni” e “gli orditori di complotti che hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Tutti strali che una volta individuato il pulpito possiamo serenamente buttarci per terra a ridere, come ci è capitato di fare molte volte resistendo alla tentazione di replicare per carità cristiana. Andiamo avanti.
In queste ore ci hanno inviato una cronistoria di quanto accaduto nella mattina di martedì 26 maggio proprio su via della Pila. Riportiamo integralmente il testo, sperando che aiuti a pensare.
“Buongiorno, sono le 9,35. In via della Pila è stato istituito il senso unico. In tutto il mondo in cui i minimi diritti dei cittadini, a prescindere da un’operazione priva di utilità come si avrà modo di dimostrare nel proseguo, prima si mettono i cartelli, ovviamente coperti, e dopo una volta completata la segnaletica si procede all’implementazione del senso unico. Ma a Viterbo prima si impone il senso unico e poi si mettono i cartelli.
La segnaletica al momento è un piccolo cartello tondo posto all’incrocio tra Via Monte Bianco e Via della Pila (vedi foto). Ma i residenti dei civici 2 e 4 di Via della Pila che per accedere sulla pubblica via hanno punti di accesso come fanno a sapere dell’introduzione del senso unico visto che non vi è alcuna segnaletica si tratta evidentemente, come piace dire da qualcuno una illegalità che mette in pericolo l’incolumità delle persone. Si legge e si fa ironia sulla circostanza che le lamentele riguardano l’obbligo per raggiungere le proprie abitazione, la scuola del proprio figlio il proprio posto di lavoro, che devono fare “il giro di Peppe”. Sorvoliamo sull’espressione, ma il punto volutamente non considerato che “il giro di Peppe” è obbligatorio farlo per una cosa evidentemente inutile e soprattutto pericolosa.
Ma attenzione alla foto in cui viene immortalato un ciclista, per inciso la pista ciclabile non è a servizio di sportivi bensì dei cittadini, che non utilizza la pista ciclabile ma la strada dove passano le automobili. Il ciclista ha ragione per due motivi: la pista ciclabile di Via delle Pila non ha senso per l’utilizzo della bicicletta ma soprattutto vede la presenza di un pedone all’interno della pista ciclabile vista l’assenza di marciapiede percorribile e per evitare possibili incidenti preferisce procedere per la strada. Sembrano passaggi semplici di mero buon senso che ancora non sono stati capiti…”.























