

EDITORIALE – Che bel sorriso, Emma. L’ingrediente segreto? La libertà, signori e signore. Tutto molto semplice, semplice e terribilmente complesso come essere umani in mezzo a questa grande umanità.
Quando la Bonino ha iniziato a fare politica non ero neanche nato. Diciamo che l’ho trovata ed è probabilmente, insieme a Pannella, una delle figure della politica che prima si impresse nella mia mente di bambino. Poi, camminando in avanti, ho incontrato e conosciuto diverse persone che mi hanno parlato di lei. Anche persone che le sono state vicino proprio in quegli anni in cui essere un radicale somigliava molto a essere un corsaro, o qualcosa del genere. Eppure, crescendo, ho condiviso cene con chi, francamente insospettabile, mi ha raccontato di votare radicale. E persino ieri sera sono rimasto sorpreso da mia madre, che chiamandomi, mi ha chiesto se sapessi qualcosa su come stava la Bonino.
Tutto questo significa una cosa molto semplice. Dentro questa grande e terribilmente complicata umanità Emma ha saputo starci. Ha saputo farsi guardare ed è stata riconosciuta da molti. Magari gran parte di questi molti non l’ha votata ma l’ha in qualche modo capita, rispettata. Come lei ha sempre rispettato tutti. Sapendo stare al fianco del papa così come si sta vicino a un vecchio compagno di scuola.
Emma Bonino ha scritto pagine di storia. Quella del Paese certo, quella dell’Occidente anche ma soprattutto ha saputo scrivere la storia della libertà. Per questo non deve obbligatoriamente piacere, anzi. Il mito della caverna di Platone dovrebbe averci insegnato molte cose nel merito. Molte, di sicuro, ce le ha insegnate anche Emma. Ciao.


















