

VITERBO – Fenomeni paranormali o almeno inspiegabili secondo la logica convenzionale. Se ne registrano, da sempre, anche nella Tuscia, dove, da anni, un gruppo di fortiani studia e raccoglie indizi. Si chiamano gruppo Prisma, e noi de La Fune siamo andati a intervistarli.
Di cosa si occupa il vostro gruppo?
“Prisma si occupa di tutti quei fenomeni che, stando alle conoscenze attuali della scienza ufficiale, sono definiti anomali e inspiegabili, e pertanto non reali, almeno fino a prova contraria”.
Perché secondo voi invece questi fenomeno sarebbero reali?
“Ovviamente nessuno ha le prove inoppugnabili per affermare che lo siano. Esistono però delle casistiche robuste alle quali non si può voltare le spalle. Ci sono un’infinità di casi raccolti in ogni epoca e a ogni latitudine che non possono essere negati e che meritano maggiori attenzione e considerazione”.
Voi vi definite fortiani. Che significa?
“Charles Fort è stato uno scrittore e un ricercatore vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900 ed è stato il primo a catalogare in maniera sistematica una serie di fenomeni anomali e bizzarri che venivano testimoniati e raccontati dai giornali dell’epoca. Proprio in suo onore una variegata tipologia di eventi apparentemente misteriosi e inspiegabili oggi vengono definiti anche fenomeni fortiani”.
Che cosa è per voi una prova?
Per noi una prova è qualcosa che non può essere smentita o sbugiardata da nessuno. Pertanto è qualcosa che deve essere stata prima verificata. In mancanza della verifica, che convalida ciò che viene affermato, non si può dire di possedere una prova. Al massimo possiamo parlare di indizi o tracce di una possibile verità, di ipotesi più o meno credibili insomma”.
Una foto o un filmato sono prove?
“Chi fa ricerca seria da sempre afferma che foto e filmati non sono mai una prova, tanto più se decontestualizzati. Se una persona mostra una foto, e non aggiunge altro, è impossibile produrre un giudizio che si possa definire serio. Se questo valeva già 30 anni fa figuriamoci oggi con la tecnologia a disposizione di chiunque. Se la foto o il video non sono una prova possono però contribuire alla consistenza di un caso, questo sì. Mi spiego: se dieci persone dicono di aver avvistato uno oggetto volante e contemporaneamente esiste anche un filmato, allora questo potrebbe dare maggiore rilevanza alle testimonianze dei dieci testimoni”.
Che ne pensate di quei gruppi che vanno a caccia di fantasmi nei castelli e nei palazzi antichi?
“Il ghost hunting è qualcosa che rientra nell’ambito del fortiano e pertanto è qualcosa che abbiamo fatto anche noi più di qualche volta.
E’ importante che lo si faccia utilizzando dei protocolli studiati a tavolino, mettendo in campo la strumentazione adeguata e non di meno tutta l’esperienza acquisita negli anni. Ovviamente, poi, la cosa fondamentale è la motivazione che ti spinge a fare queste cose.
Oggi purtroppo nei migliori casi questa attività viene vista come un divertente passatempo, ma spesso c’è soprattutto la voglia di protagonismo e il desiderio di catturare l’attenzione del navigatore della rete, nella speranza di ottenere consensi, visualizzazioni, like, ecc.
E quando gli obiettivi sono solamente questi è ovvio che ne esce un risultato scadente e assolutamente non credibile che ha un valore in ambito scientifico che è pari a zero”.
Avete parlato di strumentazione adeguata. Cosa si intende?
“Si intende mezzi tecnologici in grado di registrare eventuali anomalie ambientali, a livello visivo, acustico, elettromagnetico, ecc. Quando diciamo strumentazione adeguata intendiamo tutto ciò che è in grado di produrre dati oggettivi. Un termometro dice qual è la temperatura di un ambiente, quello è un dato oggettivo.
Tutti gli strumenti che invece generano risultati che danno libero sfogo alla fantasia e alle aspettative di chi li usa vanno scartati, secondo noi. E con questo ci includo per primi gli strumenti che nascono con l’intento di produrre risultati a tutti i costi”.
Che vuol dire “produrre risultati a tutti i costi?”. Potete farci un esempio?
“Significa che la ricerca nei nostri ambiti è complessa ed è difficilissimo ottenere risultati apprezzabili. Questo spesso scoraggia le persone a insistere nella ricerca oppure porta i così detti ricercatori a usare strumenti e tecniche più “generosi”, per arrivare a risultati con maggiore facilità e frequenza.
Quando si lavora per esempio su foto sfocate o sgranate è inopportuno lanciarsi in affermazioni roboanti. Questo accade anche quando si pretende di riuscire a individuare su sfondi esageratamente confusi volti, figure, cuori, farfalle, ecc. E’ chiaro che in situazioni tipo queste entra decisamente in gioco il fenomeno della pareidolia e la soggettività dell’osservatore si sostituisce del tutto all’oggettività dell’osservazione, che in realtà è ciò a cui un ricercatore serio dovrebbe ambire.
In generale questo vale anche per gli strumenti. Uno strumento che produce risultati oggettivi (il nostro termometro prima citato per esempio) è un conto, uno che invece ti regala infinite soluzioni che a tuo gusto puoi modellare ha tutto un altro valore”.
Tornando alle prove, voi ne avete?
“Se così fosse avremmo dimostrato incontrovertibilmente, e dunque anche da un punto di vista scientifico, l’esistenza del fenomeno paranormale. I casi più interessanti sono quelli che negli anni sono e continuano a essere a tutti gli effetti degli X-files, ossia quelli ai quali non si riesce a dare una spiegazione convenzionale.
Questo non vuol dire trovarsi di fronte a una prova, tuttavia significa dare maggiore valore e credibilità alla potenziale natura anomala del fenomeno sotto esame”.
Ne avete di X-files ancora non risolti?
“Sì, ce ne sono diversi. Questo non significa che un giorno non lo possano essere. Magari la colpa è nostra che non siamo stati sufficientemente bravi. Però ci sono alcuni casi che onestamente si fa fatica a spiegare in modo convenzionale, persino contemplando una nostra eventuale imperfezione investigativa”.
Visto che abbiamo citato X-files, anche voi pensate come Fox Mulder che la verità sia là fuori?
“La verità è ovunque. Tanto là fuori quanto dentro ogni cosa, incluso in ognuno di noi. Il problema non è tanto dove cercare, quanto piuttosto come farlo”.
Voi ritenete di sapere, quindi, sia dove che come cercare?
“Sul dove abbiamo già detto. Sul come, invece, ci teniamo a dire che non abbiamo certo la presunzione di pensare di avere in mano in esclusiva la formula magica. Riteniamo piuttosto che non esista un’unica maniera di fare ricerca o che comunque non ci sia un modo in assoluto migliore di altri. Esistono tante strade per arrivare alla meta. Ognuno deve seguire la propria natura e affidarsi a ciò che questa suggerisce. Caso mai la differenza vera la fanno l’impegno, la serietà e la costanza con cui si affrontano certi temi. In questo ci sentiamo senz’altro all’altezza.
Per contattare il gruppo PRISMA: 3804350974 (whatsapp)
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