Chiusura Centro Storico, ecco come salvare "capre" e cavoli
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Le capre potrebbero anche essere i sostenitori dell'opportunità di non chiudere il centro. Ci sta, specie se visto dalla prospettiva di chi sogna una nuova prospettiva per il centro storico di Viterbo. Chi punta a recuperare venti anni di ritardo su altri capoluoghi di provincia o cittadine con un minimo di bellezza. Leggasi Orvieto.

Le “capre” potrebbero anche essere, almeno nel senso “sgarbiano” del termine, i sostenitori dell’opportunità di non chiudere il centro. Ci sta, specie se visto dalla prospettiva di chi sogna una nuova prospettiva per il centro storico di Viterbo. Chi punta a recuperare venti anni di ritardo su altri capoluoghi di provincia o cittadine con un minimo di bellezza. Leggasi Orvieto.

Ma chi sta sollevando critiche alla chiusura decisa dall’amministrazione Michelini è pur sempre qualcuno che lavora e che alla fine del mese, rischiando del proprio, deve pur portare il pane a casa. Quindi parliamo di persone degne di rispetto e considerazione. Diversi negozianti di via San Lorenzo stanno vivendo male la chiusura decisa da Michelini & Co. E’ un dato di cui bisogna prendere atto e sarebbe ingeneroso snobbarli a prescindere, sviluppando le più trite e tristi etichette.

Dopotutto si tratta di gente che lamenta cose giuste e sottolinea mancanze gravi da parte del Comune di Viterbo. In primis non aver sviluppato un piano parcheggi di ferro, bello solido e che avrebbe tappato la bocca a chiunque. I parcheggi sotto Palazzo Papale non esistono ancora, così come quelli alle Fortezze. Questa è una mancanza grave e ci sta prenderne atto.

Ci hanno segnalato un ragionamento che ci ha incuriosito a proposito della chiusura della parte monumentale del centro. Siamo andati a passeggiare in questo angolo bello (se fosse tenuto in maniera dignitosa – e questa è un’altra mancanza dell’amministrazione Michelini e predecessori – e abbiamo cercato di immaginare.

Effettivamente, come l’arguto lettore ci ha scritto in queste ore, per chiudere al traffico la parte monumentale basterebbe semplicemente chiudere piazza San Carluccio. Questo permetterebbe di avere tutta la zona di San Pellegrino, piazza San Carluccio, via Pietra di Pesce, piazza della Morte, ponte del duomo e Palazzo Papale come area pedonale. Un grande risultato senza impedire lo scorrimento su via San Lorenzo, attuale pietra dello scandalo, e via Cardinal La Fontaine. 

Parte monumentale chiusa senza attriti, proteste e obiezioni. Poi nelle ore della Movida e nei giorni di festa, immaginando anche attrazioni ad animare il tutto, si potrebbe attivare anche il varco di via San Lorenzo e di via Chigi. Ripristinando quindi la situazione decisa dall’amministrazione Michelini. 

Sarebbe tracciare una prospettiva che mette in essere il discorso della chiusura della parte monumentale e al tempo stesso dà ragione anche ai negozianti che forse non è poi così giusto ignorare.

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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