
EDITORIALE – C’è una città invisibile, che fatica a vivere e infatti sopravvive. I più “strutturati” riescono ad appoggiarsi allo stato e ai servizi sociali per sbarcare il lunario. Gli altri “vagano”, aiutati quando vengono individuati da volontari anch’essi silenziosi.
Non è roba che sta solo a Milano, a Roma o nelle grandi città insomma. Anche nella remota provincia esiste il margine, il confine e l’invisibilità silenziosa della miseria e della disperazione. Siamo rimasti colpiti, nel giorno in cui cerchiamo di accendere la luce su come vivono alcuni cittadini viterbesi nelle ex case minime del Carmine, da un post social dell’associazione Progetto Futuro, che questa notte è stata impegnata nel servizio sos freddo nel capoluogo. Già, c’è chi sta peggio di chi vive dentro case che cadono a pezzi. C’è chi non ha una casa e spesso neanche una coperta. Anche a Viterbo.



















