Chi vive in case "muffe" e chi non ha neanche quelle
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Non è roba che sta solo a Milano, a Roma o nelle grandi città insomma. Anche nella remota provincia esiste il margine, il confine e l'invisibilità silenziosa della miseria e della disperazione. Siamo rimasti colpiti, nel giorno in cui cerchiamo di accendere la luce su come vivono alcuni cittadini viterbesi nelle ex case minime del Carmine, da un post social dell'associazione Progetto Futuro, che questa notte è stata impegnata nel servizio sos freddo nel capoluogo.

EDITORIALE – C’è una città invisibile, che fatica a vivere e infatti sopravvive. I più “strutturati” riescono ad appoggiarsi allo stato e ai servizi sociali per sbarcare il lunario. Gli altri “vagano”, aiutati quando vengono individuati da volontari anch’essi silenziosi.

Non è roba che sta solo a Milano, a Roma o nelle grandi città insomma. Anche nella remota provincia esiste il margine, il confine e l’invisibilità silenziosa della miseria e della disperazione. Siamo rimasti colpiti, nel giorno in cui cerchiamo di accendere la luce su come vivono alcuni cittadini viterbesi nelle ex case minime del Carmine, da un post social dell’associazione Progetto Futuro, che questa notte è stata impegnata nel servizio sos freddo nel capoluogo. Già, c’è chi sta peggio di chi vive dentro case che cadono a pezzi. C’è chi non ha una casa e spesso neanche una coperta. Anche a Viterbo.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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