
EDITORIALE – Idiota, aggettivo che rivela e denota una sconcertante stupidità. La palla che tocchiamo questa sera – e preannunciamo, come avrete intuito dall’attacco, che non lo faremo affatto piano – è quella della Viterbo invasa dalle erbacce. La vegetazione cresce rigogliosa su marciapiedi e bordi delle strade. Non certo un bello spettacolo.
In questo contesto Giulio Marini compie un’azione che definiamo rivoluzionaria: esce sulla stampa con un ragionamento che suona così: “E’ ora che i cittadini si mettano in gioco”. Si noti che in queste ore l’ha fatto anche affrontando il tema rifiuti.
Rimaniamo sull’erba però. Annuncia la sua intenzione di lavorare a mettere in piedi una rete di associazioni, quindi di cittadini, impegnate a tagliarla. Il ragionamento che fa dice sostanzialmente che chi gestisce l’appalto di igiene urbana, pagato dalla Tari, non può più farlo (lo vieta la legge) e che il Comune potrebbe non avere soldi diretti per fare fronte o comunque che, essendo slittata l’approvazione del bilancio al 31 luglio, diventa complicato immaginare di affidare il servizio a qualcuno in questi giorni.
Ora la questione che affrontiamo stasera non è Marini e quello che ha detto ma la reazione che sui social questo ha innescato. Una pioggia di commentacci, tutti volti a sottolineare che i cittadini pagano le tasse per lo sfalcio dell’erba, che Marini è espressione di una classe dirigente inadeguata e che le sue parole dimostrerebbero la tesi e roba del genere.
Della serie “chi non salta cittadino è” e giù tutti a saltare sulla tastiera. Marini sbaglia solo una cosa nelle sue intenzioni. Non si rende conto che i cittadini non esistono più o comunque sono molto pochi.
Non vede che i più si fanno servire e non sanno neanche cosa vuole dire servire. Orde di eterni bamboccioni che penzolano tante ore al giorno sui social a buttare merda e fango sulla classe politica e che non hanno mai fatto niente di costruttivo. Mai si sono misurati con un consiglio comunale, mai hanno preso una posizione vera e l’hanno sostenuta. Mai hanno tirato fuori mezza idea perché la loro natura è distruggere e vomitare su tutto.
Molti si nascondono dietro un “io pago le tasse”, che sarebbe tutto da analizzare. Nessuno ha la minima intenzione di pulire un metro di strada davanti casa propria. Meglio vivere nello schifo e scrivere tutto il giorno, ciondolando sui social, e postando le foto del degrado di cui sono spettatori col popcorn in mano. Vedendo la contrapposizione ciarlatana all’invito di un consigliere comunale, che non è certo San Francesco ma ha detto una cosa a nostro giudizio indovinata nei modi e soprattutto nei tempi (alla faccia di chi diceva che il lockdown ci avrebbe fatto capire tanto e cambiare in meglio), c’è venuto in mente il libro di un giornalista nostrano come Emanuele Ricucci: ‘Contro la massa’.
Ecco, la massa. L’ectosplasma inutile e sterile che ha spento il cervello e sta al mondo secondo logiche da riflesso pavloviano. Che se ne frega di tutto e tutti ed è eternamente a caccia di qualcuno a cui addossare la colpa di quello che non funziona. Il più delle volte il politico che fa parte della squadra opposta, spesso il giornalista che scrive la cosa che infastidisce il mezzo neurone rimasto e così scendendo fino ad arrivare al vicino di casa.
Siamo convinti che ci saranno cittadini pronti a pulire i propri dieci metri di strada. Alcuni già hanno iniziato a farlo a Pianoscarano, abbiamo avuto modo di notare. Così come registriamo l’esistenza di associazioni straordinarie come Viterbo Clean Up che da tempo fanno molto per migliorare la pulizia e il decoro del territorio. Siamo convinti che però era giusto dire queste cose, scriverle. Vuole essere il nostro contributo a sradicare una mentalità fallita e perdente, pronta alla critica su tutto e tutti e viziata all’inerzia, allo scaricare sempre altrove azione e responsabilità così da poter continuare a poltrire continuamente sui social tra una sorsata e l’altra di veleno.
Anche questo va stroncato come l’erbaccia e forse c’è più malerba idiota sui social dei viterbesi che nelle strade della città. Pace e bene.


















