Che Natale viterbese è stato?
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VITERBO - Il Natale, il primo, dell'era Frontini non è stato né diavolo né acqua santa. Tutto molto in linea con le caratteristiche economiche, piuttosto stitiche, e psicologico-culturali: banalismo, accontentismo dei "medi", rinuncismo; della città. 

VITERBO – Il Natale, il primo, dell’era Frontini non è stato né diavolo né acqua santa. Tutto molto in linea con le caratteristiche economiche, piuttosto stitiche, e psicologico-culturali: banalismo, accontentismo dei “medi”, rinuncismo; della città. 

C’è stata una regia professionale? Nì, anzi no. Ma questo non vuol dire che Arena l’avesse, che Michelini l’abbia avuta e lo stesso si può dire di tutti gli altri che hanno retto le sorti della Vetus Urbs, compreso il mitico Ercole fondatore. Pensare che il neo sindaco potesse fare un miracolo in una manciata di mesi è ipocrisia pelosa. Se ce la farà nei prossimi anni non possiamo saperlo oggi. Certo deve cambiare anche lei, deve liberarsi da tanti fardelli e zavorre che i figli di Viterbo hanno assorbito per osmosi. Forse sarà il radon, forse una mentalità immobilista, ipercriticona, ultraprovinciale e viterbocentristica che impediscono a questo territorio di crescere. La verità è che manca l’aria, la prospettiva, la visione. Ecco, noi de La Fune ci auguriamo che Frontini possa dimostrare le qualità necessarie a spezzare la catena. E, naturalmente, spediamo lo stesso augurio ai suoi successori. 

Torniamo sul Natale viterbese 2022. Cavolo c’è stata la filodiffusione sul Corso. Addirittura la musica nella principale via dello shopping. Una microcosa ma che comunque indica una sensibilità. Anche se vantarsene, ammettiamolo, è piuttosto imbarazzante. Le luminarie ci sono state. Cavolo le luminarie. Frontini ha tenuto accese le luci dove ci sono sempre state ma ne ha accese anche di nuove. Ora le auguriamo di andare oltre e non limitarsi solo a fare luminarie e decori generici in giro per la città e le frazioni nel prossimo suo Natale da sindaco. Le auguriamo di riuscire a tirare fuori dal cilindro un progetto che sappia stupire. E non è sempre e solo una questione di soldi ma prima ancora di idee, capacità organizzative e di coinvolgimento di ambienti e persone. 

Una cosa che non abbiamo capito è stata la rottura con i banchisti del classico Mercatino di Natale. Perché? Possibile che non si potesse trovare una sintesi per superare le difficoltà? Eppure a Natale tutti dovrebbero essere più buoni. Evidentemente tutti tranne i banchisti e la sindaca. 

Viterbo ha anche avuto il suo Capodanno. Va bene, grazie. Per il prossimo anno auguriamo di riuscire a fare di più. Viterbo non è certo Perugia, che quest’anno ha conquistato anche la Rai, ma ci dovrà pur essere un modo per spendere e avere un ritorno vero. Le cose che non abbiamo capito è come con Vittorio Sgarbi in squadra l’arte e la cultura siano così poco luminose. Bene la mostra di Michelangelo ma magari servirebbe garantire una presenza di comunicazione sulla città. Come? Studiate! E poi? 

Chiara Frontini non ha la bacchetta magica. Ha ereditato una città parecchio lontana dall’idea di un capoluogo vivo e attrattivo. Un’infinità di anni a passo di formica non possono essere superati in un pugno di mesi. Ha fatto peggio dei sindaci precedenti? No. Non peggio di Arena, non peggio di Marini e degli altri venuti prima. 

E di Michelini? Sì, di Michelini sì. Assurdo vero? Il motivo va cercato in un solo aspetto. L’amministrazione Michelini aveva avuto la fortuna di avere in squadra qualcuno che la visione delle cose da fare l’aveva. Poi ha fatto un casino mischiando l’organizzazione eventi con la politica ma questo non può sminuire quanto ha dimostrato. Volete il nome? Filippo Rossi. Ma il discorso va oltre al nome di un singolo. La lezione è che per fare le cose bene serve gente con visione, serve una squadra che lavori sulla città davvero, che costruisca identità, mitopoietica. 

Quale era l’identità di questo Natale viterbese appena trascorso? Quale comunicazione è stata fatta per farla percepire questa identità? Non intendiamo per comunicazione la semplice pubblicità ma tutto il mondo fatto di comunicazione visiva che chi fa le cose dovrebbe conoscere. Sottolineiamo poi un altro aspetto: se non hai un’identità del tuo Natale non sei attrattivo verso i non viterbesi. I turisti ci sono stati ma sono venuti perché Viterbo in realtà di cose interessanti da vedere ne ha. Certo anche qui lavorando sull’identità si può fare molto di più ma è un altro tema. 

Al sindaco Frontini ci sentiamo di dire che non ha fatto male su questo Natale. Onestamente non possiamo dire neanche che ha fatto bene. Però sappiamo che questo sindaco sappia più di altri come si arriva a un risultato vero. Le auguriamo di riuscire a costruire quanto necessario davvero per raggiungere obiettivi importanti per la città. A Natale puoi …

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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