
LETTERE DA MARTE – Cerco un centro di gravità permanente! E se il centro si è spostato? Questo mi pare di capire dall’attenta analisi di Mattioli. I viterbesi non vivono più tra le mura. Si è invertito quello che noi immigrati “militari” abbiamo sempre vissuto negli ultimi 60 anni. I “non viterbesi” era quelli che trovavano casa fuori dalle mura, così come ogni cosa che non fosse considerata viterbese, e spesso nuova, là doveva stare. Mi ricordo quando arrivò l’Università della Tuscia, sbattuta in mezzo alla campagna, il più lontano dalle mura cittadine (ve lo giuro io ci arrivavo a cavallo dal Signorino).
Ma torniamo al centro di gravità permanente. Concordo, ovviamente, con Mattioli che ne sa molto più di me di sociologia. La città di Viterbo non è più il centro. Lo hanno capito bene i “politici” locali che aprono “tende dell’ascolto” nei quartieri periferici. E’ lì che si prendono i voti ormai. Voti spesso non più legati alle parentele e gruppuscoli di potere di feste paesane, ma ad altre necessità dei “nuovi” abitanti viterbesi. Insomma, concordo con Mattioli, Viterbo che conoscevamo è ormai una “Vetus Urbs”. Gli stessi negozianti
se ne sono accorti, seguendo le nuove “piazze” dove fare il mercato.
Ha senso dunque pensare alla Vetus Urbs che fu e ancora inseguirla? I viterbesi si inquietano più per la ZTL o per la rotatoria del cimitero? Io penso più alla seconda ormai. Alla ZTL ci pensano solo quei pochi che vivono del ricordo della città antica. Si inquietano più per le buche nei loro quartieri fuori dalle mura o per quelle che trovano in centro?
Ed i soldi che l’Amministrazione comunale possiede attraverso le nostre tasse è meglio spenderli nei quartieri abitati dai viterbesi, o per i pochi che vivono in centro? Certo, è un gatto che si morde la coda, perché se non spendi per il centro non fai che aumentare il suo degrado e così va sempre peggio. Eppure, qualcuno ci abita ancora in centro. Ma non sono viterbesi. Anzi, alcuni li vorrebbero pure espellere tutti, lasciando così il centro definitivamente vuoto.
E’ perciò stucchevole la polemica politica sulla morte del centro. Il centro “di gravità permanente” non è più quello della Vetus Urbs. E quel politicuccio che “si costerna, s’indigna, s’impegna” alla fine “poi getta la spugna con gran dignità” perché i voti li prende altrove. Alternative? Non ne ho. Ma mi continuo a chiedere. Ci sarà mai un modo per far sì che gli abitanti “non viterbesi” del centro possano integrarsi, lavorare, avere un giusto guadagno, portare soldi da spendere in centro e far rinascere (in parte) quella “Vetus Urbs”? So di una “tenda dell’ascolto” in quella parte del centro più abitata da loro. Speriamo che chi l’ha messa ne tragga qualche beneficio per la città vecchia e non momentaneo, perché utile solo al voto.


















