
EDITORIALE – Un centro storico che funziona è un centro storico sicuro, in primis sul piano della percezione. Vogliamo stare lontani come la peste dalla narrazione negativa che non fa altro che aggravare le situazioni delicate. Il centro storico non ha bisogno di una narrazione negativa, ma del contrario.
C’è una necessità: fare uscire le persone di casa e portarle quanto più possibile a incontrarsi in centro. Una delle barriere più grandi a vivere il centro di sera sembrerebbe rappresentata dalla scarsa illuminazione di vie e piazze. Una situazione di penombra che contribuisce ad alimentare un senso di insicurezza. Non solo nei viterbesi ma, abbiamo riscontrato, anche presso i turisti.
La questione ci è stata segnalata da molti cittadini e l’abbiamo registrata cercando di sondare gli umori di quante più persone possibili in merito al centro storico. Se generalmente si riconosce una maggiore attenzione nella pulizia rimane invece da risolvere la questione della percezione di sicurezza.
Proprio l’illuminazione che è stata data alla città negli anni sembrerebbe essere un tallone di Achille. “Luci troppo deboli”, lamentano molti. Poi in alcune vie secondarie ci sarebbero anche problemi di illuminazione pubblica spesso “sospesa”. Chi ha lunga memoria storica del centro individua un preciso momento in cui tutto è diventato più buoi e risalirebbe a quando la vecchia illuminazione venne sostituita con una nuova a led, in era Michelini.
Sicuramente lampioni più gradevoli sul piano estetico ma la cui introduzione avrebbe reso più buie le serate nel centro storico. Non guasterebbe una maggiore presenza di polizia locale e forze dell’ordine, anche questa fondamentale per aumentare la percezione di sicurezza nei cittadini.
Come sempre invitiamo i consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, a fare proprie queste riflessioni e a portare in sala d’Ercole per cercare dei correttivi a problemi che sono gli stessi cittadini a evidenziarci come giornale del territorio.


















