
EDITORIALE – Se la politica c’è esca da Palazzo dei Priori e dalle logiche del consenso spiccio che si manifesta dentro le urne ogni cinque anni. Esca dai signori dei voti che sono anche gli schiavi dei loro clientes. Se c’è batta un colpo, perché noi al massimo ne stiamo vedendo l’ectoplasma.
C’è urgente bisogno di portare la politica sul centro storico, a un ragionamento organico e sensato su quella parte di Viterbo che è ridotta peggio. Anche perché se non si inizia a sistemare il cuore difficilmente si darà cura ai quartieri periferici.
La parola d’ordine sia una soltanto: consapevolezza. Partendo da qui le azioni da fare sono: fotografare la situazione attuale e ragionare un piano da applicare. Parcheggi, viabilità, ztl, residenti, attività commerciali. Sono tanti i pezzi da mettere in fila. Tutti meritevoli di considerazione e rispetto ma ognuno chiamato al rispetto di un intervento che deve necessariamente scardinare l’esistente e costruire il nuovo.
Non è possibile immaginare una città che appena si decidono interventi sul centro storico si divide e va in pezzi. Significa che non esiste una città ma una consorteria disomogenea di capitani di ventura, ognuno paladino del proprio spiccio (per quanto legittimo) interesse privato.
Ma senza il respiro di chi magari si rende disponibile a perdere cinque oggi per avere dieci domani. Perché poi a zappare sempre e solo il proprio orticello, è noto, ne risentono gli occhi e si diventa miopi. Un po’ come, dicono alcuni, a commettere atti impuri. E di atti impuri sul centro storico di Viterbo, da tempo, ne vengono commessi molti.
Serve un progetto e un’alleanza da costruire tra le parti. Serve, a secchi, anche l’autorevolezza dei signori che siedono in Comune per evitare di pensare che il potere comunale anziché decidere sulla città sia deciso da qualcuno. E in questo ci rivolgiamo al sindaco Arena perché sul centro storico si gioca una partita importante: più che politica proprio personale. A lui la scelta tra l’essere un sindachetto o un sindaco capace di introdurre il proprio carattere e imprimere una svolta, in una precisa direzione, alla città.
E’ importante che Arena decida perché dalla sua decisione tra l’essere un sindachetto o un sindaco vero ne conseguono i destini del capoluogo. Le attività del centro storico devono essere messe nelle condizioni di lavorare al meglio, di guadagnare, di assumere personale. Ne siamo convinti, lo sosterremo sempre. Vanno ascoltate per capire come rendere meno problematico possibile un cambio di pelle che però va affrontato. Consigliamo, ci sia permesso, anche un approccio: per gradi. Un passo dopo l’altro si può arrivare al risultato di rigenerare il centro storico che non può prescindere dalla chiusura al traffico dello stesso. Ci vorranno dieci anni? Bene, si inizi a camminare. Passo dopo passo.
Ci permettiamo di fare notare che c’è un’area monumentale dentro alle mura. Si cominci dalla totale pedonalizzazione di quella, ci si dia un tempo lungo per rendere un gioiello quella porzione limitata, renderla attrattiva, risolvere i problemi laterali di parcheggio e di esigenze dei residenti. Sia questa zona trasformata in un laboratorio e poi si ragioni su estensioni. L’area va dal Santa Rosa (volendo anche da Porta San Pietro, permettendo così un potenziale coinvolgimento di quel gioiello grezzo che è Pianoscarano) al duomo. Passa per via San Pellegrino, la piazza con Palazzo Alessandri, continua fino a San Carluccio, scende a via Pietra di Pesce, piazza della Morte e duomo.
Rendere totalmente chiusa alle auto questa zona per noi è il passo zero. Delimitarla con arredo urbano, strapparla alla circolazione dei mezzi e investirci dentro in bellezza: panchine, illuminazione, interventi artistici, corner di informazione turistica, verde. Una volta dimostrata la serietà di quell’intervento e i benefici economici che questa, siamo pronti a scommettere, porterà; saranno gli stessi commercianti delle aree limitrofe a venire in comune per chiedere l’estensione di quel lavoro lì.
La scelta è tra fare di Viterbo una città di qualità o tenerla nel degrado. Tra passare alla storia della città come un sindachetto o un sindaco capace di visione, organizzazione, dialogo e risultati. Tanto dovevamo, con franchezza e rispetto.


















