
VITERBO – Tutti abbiamo guardato con interesse alla tre giorni di ‘Viterbo in Festa’. Con attenzione e piacere abbiamo letto le dichiarazioni degli organizzatori. La consapevolezza di non volere andare a sostituirsi a San Pellegrino in Fiore ci sembra importante, così come la convinzione di rappresentare un qualcosa per la città.
L’evento ha portato persone in centro, è questa una verità che va evidenziata. Non ha richiamato persone da Bergamo o da Reggio Calabria, neanche da Roma (crediamo) ma questo non toglie importanza all’iniziativa. Anzi. Tanti viterbesi sono usciti di casa e hanno trovato una città accogliente. I turisti già in città per questi giorni di festa hanno visto una certa vitalità, che non guasta.
Fa bene il presidente della Pro Loco Irene Temperini a rivendicare quanto fatto. C’è un associazionismo sano, capace di fare squadra e costruire sinergie che è a disposizione della città e che può giocare un ruolo nella tanto difficile partita della rinascita del centro storico.
Che fare? A dovere costruire le risposte è Palazzo dei Priori. Ci permettiamo, in quanto giornale del territorio, di perorare la visione che vogliamo definire “il doppio binario”.
Il Comune di Viterbo, se vuole riportare vitalità in centro, deve fare un primo passo: stanziare su base annuale una cospicua cifra. Questi soldi poi devono essere fatti viaggiare su due binari diversi. Uno “alto” e uno “basso”. Non intendiamo ovviamente mancare di rispetto a nessuno ma intendiamo essere molto chiari e ci auguriamo consapevoli in quello che stiamo scrivendo.
La città ha bisogno sicuramente di eventi come ‘Viterbo in Festa’. Ma non darà mai frutti un singolo evento sporadico. Riteniamo opportuno invece che si lavori a un calendario annuale che tenga conto dell’opportunità di variare l’intensità dell’offerta pur mantenendola sempre presente durante tutti i fine settimana (o quasi) dell’anno. In un precedente articolo ci eravamo anche permessi di indicare una cifra annuale da destinare a questa programmazione di 200mila euro. La metà circa degli introiti della tassa di soggiorno. Un lavoro organizzato su questo binario, gestito dall’associazionismo locale, può dare risultati nel rilancio del centro ed essere un solido strumento di coinvolgimento nella vita cittadina.
Poi c’è un altro binario su cui muoversi, quello che potremmo definire per comodità “livello alto”. L’obiettivo qui diventa portare persone a Viterbo da Monza, Rovigo, Alessandria, Roma (tanta Roma). Come? Cercando di accreditare davvero Viterbo come città d’arte e cultura attraverso pochi eventi molto validi durante l’anno: grandi mostre (che siano davvero grandi però), concerti veri, eventi di richiamo. I 200mila euro rimanenti della tassa di soggiorno potrebbero essere destinati a sorreggere una parte di questa azione. Chiaramente 200mila euro non sono sufficienti e servirebbero altre diverse centinaia di migliaia di euro che si potrebbe tentare di trovare in bilancio, ottenere facendo scommettere su iniziative culturali vere anche gli imprenditori locali e facendosi finanziare dalla Regione Lazio, banche e altro.


















