
EDITORIALE – Attenzione, se guardi il mondo dallo specchietto retrovisore vai a sbattere. Me lo insegnò Marshall McLuhan in un caldo pomeriggio estivo, mentre mi trovavo a preparare un esame nella mia stanza di Elce a Perugia. Lessi un passo di un suo scritto sulla prima guerra mondiale vista dall’Italia.
McLuhan interessato ai fatti italiani nel primo conflitto mondiale, già di suo sembrava una cosa strana. Leggendo poi trovai una conoscenza del nostro fronte dettagliata, a cui potevo stare dietro bene grazie a quella monografia a cui mi aveva obbligato l’esame di storia contemporanea. L’autore si era andato a infilare in quel ginepraio della nostra trincea per raccontarci il vero motivo di Caporetto, dicendoci quello che nessuno storico aveva mai avuto coraggio di dire. Cadorna fu la causa di Caporetto e dei guai dell’esercito italiano. Perché era incapace? Perché non era abbastanza scaltro? Perché era ignorante dell’arte della guerra? Niente di tutto questo.
Cadorna aveva fatto la scuola militare, aveva una formazione strutturata, una conoscenza dettagliata di cosa fosse la guerra. Peccato che il mondo che il generale italiano conosceva a menadito non esistesse più. E qui McLuhan introduce il concetto dello “specchietto retrovisore”. Cadorna guardava la guerra e il modo di farla dallo specchietto retrovisore. Ragionava come si faceva nell’Ottocento, secondo lo schema della battaglia campale. Magari se avesse sfidato Napoleone avrebbe anche vinto. Ma non poteva farcela contro la trincea. Fu quello il tallone d’Achille suo e del nostro regio esercito, andato in frantumi tra le acque del Piave. Che poi, mentre leggevo McLuhan, ricordai le parole di mia nonna che mi aveva più volte riportato il racconto di quel giorno sul Piave dove il destino fece trovare suo padre: “Nel fiume c’era più sangue che acqua”.
Vittorio Veneto, la riscossa italiana, fu possibile solo per un motivo: venne mandato via Cadorna e sostituito con il giovane Armando Diaz. La fortuna del nuovo comandante? Non guardare il mondo dallo specchietto retrovisore.
Cosa c’entra questo preambolo con il centro storico di Viterbo? C’entra tantissimo. Martedì ci sarà il consiglio comunale straordinario. Quanti dei consiglieri che stanno per partecipare guardano davvero al centro storico di Viterbo e lo fanno per quello che è senza avere gli occhi sullo specchietto retrovisore?
Comprendere chi di loro guarda davvero alla realtà ci aiuta a pesare le sue parole. Le parole di chi guarda nello specchietto retrovisore, sebbene pronunciate da un consigliere, infatti non valgono nulla e anzi sono fuorvianti. Come lo furono quelle di Cadorna. Quindi il consiglio dovrà essere visto con grande attenzione. Per capire chi dice cose valide e chi introduce nel dibattito chiacchiere e luoghi comuni dannosi. Questo ci darà anche un metro per capire quali sono i consiglieri che “sono sul pezzo” e quelli “da rottamare”.
Dal nostro punto di vista il centro storico che abbiamo davanti agli occhi, e che magari qualcuno fa fatica a decifrare, è molto vivo. E’ un centro che, con fatica, sta cambiando pelle e sta immaginando di scrivere il proprio futuro. Questa settimana abbiamo raccontato la storia di Agnese Rocchini che ha aperto una sartoria di livello su via Cavour. Nei giorni scorsi abbiamo dato spazio a Lab 33 di Elena Urbani che nel centro storico di Viterbo ha un laboratorio e ha realizzato (quindi venduto) frutti giganti per un giardino nel Ferrarese.
Cavolo è il nuovo centro storico! Ci viene spontaneo guardare alle iniziative che, sempre nel centro storico, CNA Viterbo sostiene con fermezza da più di un anno. Che segnale meraviglioso! Ma negli ultimi anni abbiamo raccontato altre storie interessanti. Pensiamo a ‘Il Cantuccio di Maria’ che in via delle Fabbriche ha aperto un ristorante di qualità. Alla rinascita della storica pizzeria sempre di via Delle Fabbriche. A negozi di libri e fumetti in zona Porta della Verità e via Garibaldi. Alla libreria di piazza della Repubblica e alla mitica dei Salici che è andata a impreziosire piazza San Faustino. Ma sempre parlando di librerie il centro storico ne ha di bellissime. Vogliamo citare Straffi su via Saffi o, per cambiare genere, un bellissimo negozio di giocattoli che ha aperto su via Mazzini?
Al Vecchio Orologio di Paolo Bianchini, i locali di via San Lorenzo e della zona monumentale di Viterbo, i locali di Michele Schirripa a piazza del Teatro, il genio assoluto di Galiano Troscia che con la sua pizza bigusto fa “venire su al Monastero” gente da Roma. Pensiamo al Piazza di piazza della Morte, al Magna Magna con la sua trattoria.
Dentro al centro storico hanno aperto circa 350 strutture ricettive extralberghiere. E come non pensare a via Saffi, cavolo che bellezza. Quella via sta rinascendo. Ci stanno arrivando artigiani e artisti e poi sono vive e “combattono” per un futuro realtà mitiche come La Spaghetteria del grande Domenico. A San Pellegrino c’è l’Osteria del Sor Bruno che tiene banco, così come i locali: l’ormai veterano Lucio ma anche ‘Al 77’ dei bravissimi Manfredi & Co.
Eccolo il nuovo centro storico. Un intreccio di storie vive, altro che morte. E sul centro storico si stanno riversando milioni di euro per riqualificare edifici e spazi abbandonati da decenni: la Zaffera, la ex chiesa di Sant’Orsola, gli Almadiani, il Lazzaretto, le scuderie di Sallupara dietro Piazza della Rocca, l’ex tribunale. Tutti segni macroscopici di una rinascita.
Sì hanno chiuso tanti, bisogna mettere la verità sul tavolo. Nel nostro giro per cercare di cogliere spunti nel centro abbiamo notato la crisi di via Matteotti. Tante le vetrine chiuse ma anche nuove attività che ci sembrano bellissime. Soprattutto dedicate ai bambini. Ha chiuso chi ha continuato a guardare il mondo dallo specchietto retrovisore, chi si è trovato davanti l’elemento nuovo della trincea e non è riuscito a riadattarsi ed è stato schiacciato “dalle mitragliatrici” di Amazon e della grande distribuzione.
Se fossimo consiglieri comunali e potessimo parlare al consiglio straordinario spenderemmo parole di speranza per questa nostra città. Sì lo sappiamo anche noi che ci sono dei sampietrini fuori posto, che nell’aiuola che “la Frontinaccia brutta e cattiva” ha voluto fare su via Matteotti qualche cane defeca. Sappiamo che qualcuno si incavola perché deve pagare un euro e 50 centesimi di parcheggio e in centro non ci viene più. Ma ci domandiamo cosa avrebbe portato all’economia del centro uno che si arrabbia per un euro e cinquanta di parcheggio.
Sappiamo anche, perché ci andiamo spesso, che a San Faustino non c’è la tranquillità che abbiamo trovato a Nothing Hill o a Chelsea. Ma siamo anche fiduciosi che la multiculturalità di quel quartiere a un certo punto possa diventare una ricchezza. Proprio in quel San Faustino “chiacchierato” segnaliamo l’esistenza di una trattoria, tale Kappino, che richiama gente da fuori città.
Chiederemmo alla sindaca una cosa: spazi per ospitare arte sia da mostrare e sia da produrre. Chiederemmo soldi per sostenere giovani artisti viterbesi, che non dovrebbero campare vendendo le loro opere agli impiegati delle Poste o di banca del territorio ma riuscendo a venderle su altri mercati e a gente che non vive di stipendio. Chiederemmo insomma alla sindaca Chiara Frontini di immaginare una città più aperta, più solida, più capace di sostenere creatività e ingegno e che usi i soldi per fare queste azioni e non per non fare pagare un euro e cinquanta di parcheggio a qualche spilorcio che magari fa tanto rumore su questo ma spende i soldi di due pacchetti di sigarette al giorno.
Ci sarebbe piaciuto essere consiglieri per un giorno, il giorno del consiglio straordinario sul centro, per leggere queste parole. Confidiamo che magari uno qualunque dei consiglieri di maggioranza o di opposizione, vogliamo bene a tutti, decida di diventare la nostra bocca nella sala d’Ercole. E confidiamo che magari a qualcuno, stanco delle solite chiacchiere a vuoto, venga in mente di leggere proprio queste parole. Siete liberi di farlo e ve ne saremmo grati. Una raccomandazione: non parlate del centro storico guardando dallo specchietto retrovisore, altrimenti ci mandate a sbattere.


















