
VITERBO – Il centro storico del capoluogo della Tuscia oggi è un po’ più salvo di ieri. Nelle ultime ore infatti sono intervenuti in suo soccorso una serie di ordini del giorno in salsa “trasversale” (maggioranza/opposizioni), un discorso accorato pronunciato dal capogruppo di Viterbo2020 Chiara Frontini e infine una bella “lista della spesa” in 21 punti confezionata dal Movimento Cinque Stelle.
Tutti in città sentivano il bisogno di pagare anche i gettoni di presenza dell’ultimo consiglio straordinario (ci sia consentita una nota di demagogia spiccia) proprio sull’emergenza che vive il centro storico. Tutti ringraziano per le parole che hanno tenuto compagnia, le leve retoriche ripassate e quel vago senso di aria fritta in note di zucchero filato che ha reso la serata di ieri, di chi si è minimamente interessato al fatto, meno piatta e più impegnata.
Della serie: “c’è un centro storico da salvare, qualcuno lo faccia cribbio!”. Che se poi lo dici con una “b” sola: “cribio!” fa un po’ più milanesi e ci sentiamo tutti un po’ più operativi.
C’è una domanda che vogliamo piazzare lì, al centro del ragionamento. Qualcuno ha mai visto un centro storico salvato da un consiglio straordinario? E da una “lista della spesa”, per quanto ben fatta?
Nel flipper mettiamo un’altra domanda: qualcuno ha impostato mai un lavoro serio sul centro storico? C’è qualche gruppo politico che ha ingaggiato, pagando di tasca propria, gente che qualcosa ne sa di questo tipo di operazioni a cuore aperto (perché salvare un centro storico oggi è qualcosa di molto simile)? La maggioranza ha intenzione di decidere in questa direzione e creare un’unità di lavoro chiamata a un dossier complesso di questo tipo?
Perché, vedete, l’abbiamo fatto fare per il rilancio delle ex Terme Inps. Per il rilancio di una roba piccola e marginale se paragonata al centro storico. Lì abbiamo fatto il bando, individuato l’advisor e atteso che questo sviluppasse un progetto-studio con indicazioni preziose per chi amministra la città.
Invece sul centro storico pretendiamo che le soluzioni calino come lo spirito santo sugli apostoli in quel della sala d’Ercole. Signori cari, abbiamo frequentato giorni e giorni, per anni, la sala del consiglio e lo spirito santo non ci è mai sceso. Deve esserci una gabbia di Faraday che lo impedisce o qualcosa del genere. E’ comunque scientificamente accertato che nessun anelito divino possa illuminare quel luogo.
In quel posto però una cosa importante, perché quello è un luogo importante (ne siamo e ne saremo eternamente convinti), può essere fatta: affidarsi alla conoscenza. Alla conoscenza vera che è fatta di studio, raccolta dei dati, quesiti, ricerca delle risposte, analisi dei modelli, elaborazione di progetti e verifica sugli stessi. Volete bene al centro storico? Lo volete vedere rinascere? Bene, evitate di chiedere consigli straordinari, di inviare ai giornali liste della spesa o cose simili. L’azione che serve sta altrove, è seria e complessa. Non banale e spiccia. La via non sarà mai trovata nelle chiacchiere e invece quando i problemi sono scottanti il rischio, e la strada più battuta, sembra essere proprio quello del parlarsi addosso.
Scusate se siamo stati un po’ duri, forse cattivi. L’abbiamo fatto perché vogliamo bene al centro storico e anche a voi consiglieri che dopo tutto vi impegnate. Finiti voi sarà difficile trovare altri disposti ad andare in consiglio e non è detto possano essere migliori. E se non trovate strade capaci di dare frutto siete destinati, inevitabilmente, a finire politicamente presto.


















