Centro storico, i viterbesi vogliono ancora viverlo o solo osservarlo?
San Pellegrino degrado 3
800 Confartigianato
Tra negozi chiusi, spazi trascurati e il rione San Pellegrino che chiede cura, Viterbo rischia di perdere il suo cuore.

VITERBO – Passeggiare nel centro storico di Viterbo significa attraversare secoli di storia. Le pietre raccontano il Medioevo, le torri disegnano il profilo della città, le piazze conservano una bellezza austera e autentica. Eppure, accanto a questo patrimonio straordinario, cresce una sensazione difficile da ignorare: quella di un cuore che batte più piano.

Le serrande abbassate sono sempre più numerose. I cartelli “affittasi” restano appesi per mesi. Alcune vie un tempo lontano animate oggi appaiono spente, soprattutto nelle ore serali. Non è un’impressione isolata: è un fenomeno che negli ultimi anni si è fatto strutturale. Il centro vive di un equilibrio fragile. Quando chiude un negozio, non scompare solo un’attività economica: si spegne una luce, si perde un presidio sociale, si riduce il passaggio di persone. E quando le chiusure si sommano, l’effetto diventa sistemico. Meno attività significa meno movimento. Meno movimento significa meno sicurezza percepita. Meno sicurezza significa meno investimenti. Un circolo vizioso che rischia di autoalimentarsi.

Le cause sono molteplici. Locali spesso piccoli e difficili da adeguare alle esigenze contemporanee. Costi di ristrutturazione elevati,  soprattutto in edifici vincolati. Accessibilità complessa. Parcheggi percepiti come insufficienti. Una residenzialità in calo che riduce la clientela quotidiana. Il turismo, pur importante, non può sostituire la vita ordinaria di una città. Un centro storico non può vivere solo nei fine settimana o durante le manifestazioni.

Il rione di San Pellegrino è uno dei quartieri medievali meglio conservati d’Europa. Vicoli in pietra, archi, profferli, piazzette raccolte. Un gioiello urbanistico che rappresenta l’identità stessa di Viterbo. Ma proprio qui il contrasto è più evidente. La bellezza architettonica convive con segnali di trascuratezza: manutenzione irregolare, locali sfitti, attività che faticano a restare aperte tutto l’anno. In alcune ore del giorno il quartiere appare più come un set fotografico che come un luogo abitato.

Un centro storico senza residenti stabili diventa fragile. Senza servizi, perde attrattività. Senza attrattività, perde residenti. Anche qui il rischio è quello di un equilibrio che si rompe lentamente. Alla desertificazione commerciale si aggiunge un altro elemento che pesa sulla percezione
complessiva: il degrado di alcune aree verdi e spazi pubblici. Parchi con manutenzione discontinua, arredi urbani usurati, illuminazione insufficiente in alcune zone. Le aree verdi dovrebbero essere luoghi di aggregazione, soprattutto per famiglie e anziani. Quando diventano trascurate, trasmettono un senso di abbandono che si riflette sull’intero contesto urbano. La cura del verde non è un dettaglio estetico. È qualità della vita. È sicurezza. È dignità dello spazio pubblico.

Un centro storico curato nei dettagli comunica attenzione. Uno spazio lasciato al degrado comunica rassegnazione. Non si tratta di nostalgia per “i tempi che furono”. Le città cambiano, evolvono. È naturale. Ma quando il cambiamento porta allo svuotamento, occorre interrogarsi.
Servono politiche coordinate: incentivi concreti per chi apre o ristruttura nel centro storico; revisione delle politiche sugli affitti commerciali;
sostegno alla residenzialità stabile; investimenti seri su illuminazione, arredo urbano e manutenzione del verde; una strategia integrata che colleghi cultura, commercio e mobilità. Il centro storico non può essere lasciato alla sola forza del mercato. Ha bisogno di una visione
pubblica.

Il pericolo più grande è trasformare il centro di Viterbo in una cartolina perfetta ma vuota. Bellezza senza vita. Monumenti senza comunità. Pietre senza relazioni. Una città non vive solo di eventi o di turismo. Vive di quotidianità: la spesa sotto casa, il bar aperto la mattina presto, il negozio che conosce i clienti per nome, il parco dove i bambini giocano nel pomeriggio. Se questi elementi si indeboliscono, anche il patrimonio storico perde forza.

Il centro storico di Viterbo possiede tutte le potenzialità per essere un modello di equilibrio tra passato e futuro. Ma senza interventi strutturali rischia di scivolare lentamente verso una marginalità silenziosa. La domanda non è quante serrande siano già abbassate.
La domanda è se la città vuole ancora abitare il suo cuore – o limitarsi a contemplarlo da lontano.

 

lafune_800 x 120
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
TdP_Inalazioni
Onda
lafune_300 x 600
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
aiac_banner_01
Fune 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 02
domenicale post
monastero interno
asvis 2