Cento metri di Viale Trento sulle montagne russe delle buche
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Un mix di incuria e disagi che spinge i residenti a lanciare un grido d'allarme rivolto a chi di competenza: Comune, Ferrovie o enti preposti. L'appello finale è chiaro e diretto: «Qualcuno provveda, per favore, siamo stufi!».

VITERBO – Strade grovigliose come piste da rally, crateri che si trasformano in laghi alla prima pioggia e una giungla di erbacce e arbusti che crescono indisturbati. È il bollettino di guerra segnalato da un lettore a La Fune riguardo a un tratto di Viale Trento, nella zona che va dall’hotel Balletti fino all’innesto con via Cardarelli.

Cento metri appena di strada non asfaltata dove il quotidiano diventa a ostacoli. Tra gomme bucate, ammortizzatori da sostituire di continuo e il timore per l’incolumità dei pedoni — specie chi si incammina a piedi verso la stazione rischiando cadute e infortuni —, la situazione è descritta come insostenibile. A peggiorare il quadro ci si mettono poi le transenne che, piazzate per lavori o sicurezza, «rubano» preziosi parcheggi ormai da più di due anni.

Un mix di incuria e disagi che spinge i residenti a lanciare un grido d’allarme rivolto a chi di competenza: Comune, Ferrovie o enti preposti. L’appello finale è chiaro e diretto: «Qualcuno provveda, per favore, siamo stufi!».

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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