
VITERBO – Non luogo a procedere per la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini per i contenuti della famosa “cena dei veleni”. In aula l’impianto accusatorio formulato dal pm Massimiliano Siddi è di fatto crollato. Il giudice per l’udienza preliminare Fiorella Scarpato non ha ravvisato gli elementi necessari per un rinvio a giudizio né di Cavini né della sindaca Frontini. L’accusa di “minaccia a corpo politico” non ha trovato riscontri e l’intera vicenda giudiziaria finisce qui, con un nulla di fatto.
Stamattina l’udienza nell’aula uno del Tribunale Falcone e Borsellino di Viterbo. Cavini era presente, la sindaca no perché impegnata a Torino per l’assemblea dell’Anci. All’origine del tutto la cena, a casa Bruzziches, del 26 settembre dello scorso anno. Cena registrata di nascosto dal padrone di casa, all’epoca consigliere comunale di maggioranza (poi passato a dicembre all’opposizione, nella seduta che per qualcuno doveva segnare la caduta dell’attuale amministrazione), durante la quale Cavini avrebbe pronunciato frasi ritenute da Bruzziches minacciose nei suoi confronti e verso la moglie. Nell’accusa formulata dal pubblico ministero le persone offese sarebbero state tre: Bruzziches, la moglie e Letizia Chiatti.
Le parole che hanno dato vita all’iniziativa giudiziaria sarebbero le seguenti: “Allora, io, noi, quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo. Ora proprio come fare non te lo dico, e questo lo facciamo in casi estremi. Chi del tuo stato di famiglia è più debole, vado a colpire quella persona. O ce l’ha o gliela creo”. Poi un passaggio su Chiatti definita da Cavini “nemico numero uno” e dove Cavini ipotizzava azioni contro di lei in caso non fosse “stata al suo posto”. Frasi non pronunciate da Frontini, considerata però parte attiva alle minacce perché rimasta in silenzio.
Un’accusa non ritenuta fondata dal giudice che quindi ha chiuso il tutto con il non luogo a procedere. Le parti offese sono state rappresentate in aula dagli avvocati Falcioni (per Bruzziches e consorte) ed Enrico Valentini (per Chiatti). Frontini è stata invece difesa dagli avvocati Francesco e Roberto Massatani mentre Cavini da Giovanni Labate.

















